L'ora del meridiano di GEEKwich

BENVENUTI AL CSI - Love Kit
Il forum Grissom & Sara Shipper
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La ruota panoramica, Post 9x10
view post Posted on 21/8/2009, 19:07Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 20:37


Scusa se continuo a ripetermi......ma è bellissimo e divertente anche questo capitolo!!!!!!! :compl:
attendo con impazienza il prossimo!!!!!!
ciaooooo ;)

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"Gil,
sai che ti amo ed è come se ti avessi amato da sempre. Ultimamente non sono stata troppo bene, a dire la verità sono stanca. Nel deserto quella notte sotto la macchina, ho capito qualcosa e non riesco più a liberarmene.
Da quando mio padre è morto ho passato quasi tutta la vita con dei fantasmi, sono diventati miei amici e lì nel deserto ho capito che era arrivato il momento di seppellirli. Non posso farlo qui, mi dispiace..Non è importante con quanta forza cerchi di liberarmene ma la sensazione che devo andare via non mi abbandona mai. Non so dove andrò ma so che devo farlo altrimenti temo di fare una brutta fine e, cosa peggiore, che tu assista alla mia autodistruzione.
Cerca di stare bene. Sappi che ho lottato molto per restare. Sappi che sei il mio unico e grande amore. Mi mancherai ogni istante. La nostra vita insieme è stata l'unica vera famiglia che io abbia mai avuto e non la cambierei con niente.
Ti amo, per sempre...Addio."


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"Non so perché mi riesce così difficile esprimere i miei sentimenti per te Sara…
Anche se siamo molto lontani posso vederti chiaramente come se tu fossi qui con me… ti avevo detto che mi saresti mancata, ed è così.
Shakespeare descrisse con più maestria i miei sentimenti nel sonetto 47
“…anche se lontana sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.”


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Sara: Ti fidi di me?
Grissom: Profondamente!

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"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."
(Charlie Chaplin)


"Forse sono i nostri errori a determinare il nostro destino. Senza quelli..che senso avrebbe la nostra vita....Probabilmente se non cambiassimo mai strada, non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo...del resto le stagioni cambiano, e così pure le città, la gente entra nella tua vita e poi ne esce, ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore."
(Sex and City)
 
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view post Posted on 2/9/2009, 18:07Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


La Ruota Panoramica
13° CAPITOLO


Dopo essere uscita dal camerino di Sara, Catherine rientrò nella cappella e il fresco della sua ombra la fece respirare: si fermò quindi ad assaporare quel gelo sulla pelle per qualche attimo, facendo una panoramica dell'interno.
Proprio di fronte a lei Grissom stava in piedi, camminando avanti e indietro di fronte all'altare, mettendo lentamente un passo dietro l'altro: il completo nero, abbinato ad un gilé dal quale spuntavano il paffuto nodo della cravatta e il colletto ben stirato della camicia bianca, gli donava particolarmente. Girando lo sguardo vide spersi qua e là i suoi colleghi e i ragazzi del team di ricerche parlottare in gruppi misti: l'atmosfera che si percepiva era al tempo stesso euforica e di attesa, come quando si aspetta la pioggia guardando un cielo plumbeo o si attende che i fuochi d'artificio colorino la notte di un cielo buio o ancora guardando i colori del cielo mutare in silenzio appena prima dell'alba. Respirò a fondo quell'atmosfera che la rinvigorì.
Si avviò poi lungo il corridoio centrale, diretta verso Grissom, che la notò solo quando lei gli era a pochi passi. La guardò incuriosito, poi spostò lo sguardo verso il portone d'entrata.
"Credi che ci vorrà ancora tanto?" le chiese seccamente, un po' in apprensione. Catherine fu sorpresa dalla sua reazione.
"Cielo Gil...sei messo peggio di quanto pensassi!" esclamò. Lui alzò gli occhi al cielo.
"Vieni, sediamoci..." lo invitò sorridente, dirigendosi verso una panca della prima fila. Grissom la seguì un po' controvoglia. Rimasero seduti, uno vicina all'altra per qualche minuto, in silenzio, osservando la parete di fronte a loro con le vetrate che filtravano fasci di luce colorata. Questa visione sembrò tranquillizzare un po' Grissom, che, muovendosi per trovare una posizione più comoda sulla panca, allungò le gambe ed incrociò le mani sullo stomaco, facendo un lungo respiro.
"Sai..." disse ad un certo punto "...non pensavo che mi sarei mai sposato..." si voltò a guardare Catherine e subito tornò a guardare di fronte a sé. Lei lo guardò divertita da quella confessione.
"Credo che nessuno lo avrebbe mai immaginato..." commentò sorridente.
"Strano..." le fece eco Grissom con uno sbuffo divertito.
"Visto che siamo in vena di confidenze..." disse poi la donna "...non credo di averti mai detto quanto sia stato un shock sapere che tu e Sara stavate insieme..."
"Ma cosa mi dici?" chiese stupito Grissom. Catherine sorrise.
"Davvero..." ammise.
"Allora è per quello ci accusasti di falsità e di non esserci comportati da veri amici..." le fece notare Grissom, quasi sghignazzando "Non eri in grado di intendere e di volere..."
Catherine lo guardò con una smorfia.

==============

Dopo il ritrovamento, Sara venne portata all'ospedale: Grissom le era sempre stato vicino, senza lasciarle la mano, mentre la facevano scendere dall'elicottero, in ascensore e nei corridoi, fino a che non gli fu detto che sarebbe stata sottoposta a tutte le analisi del caso e che 'avrebbe dovuto aspettare fuori'. Davanti ad una porta a molle le aveva lasciato la mano e l'aveva guardata portar via.
"Quanto ci vorrà?" chiese al dottore.
"Il tempo necessario..." quante volte aveva sentito quella frase nel suo lavoro...stando dalla parte opposta. Sentì come se l'avesse persa di nuovo e guardò il giovane dottore in modo spaesato.
"Può accomodarsi nel corridoio D del 2° piano..." gli consigliò poi il ragazzo bruno e abbronzato "...è lì che porteranno la ragazza una volta finite le analisi. Mi preoccuperò personalmente di avvertirla quando potrà vederla..."
Lo ringraziò con un cenno della testa e guardò allontanarsi anche lui. La testa gli girava e si sentiva spossato. Senza fretta girò per i corridoi dell'ospedale che conosceva bene, e che tante volte aveva visitato per il suo lavoro...stando dalla parte opposta. Stancamente arrivò al corridoio D del 2° piano e si sedette sulla prima poltroncina vuota che trovò libera. Senza accorgersene si addormentò e dormì indisturbato per quasi due ore. Lo svegliò il dottore. Signore...signore, mi scusi...la sua voce gli arrivò soffusa, ma il tocco sulla spalla lo svegliò.
"Abbiamo effettuato le analisi sulla signorina Sidle..." Grissom trattenne il respiro mentre si alzava velocemente dal seggiolino. "Ha subìto una forte disidratazione e ha una frattura doppia al braccio sinistro..." Grissom fece una smorfia "...ma nel complesso sta bene...è ancora sotto shock. Le abbiamo dato dei blandi sedativi: dovrà riposare un po', per questo la tratterremo fino a domani..." Grissom tirò un sospiro di sollievo.
"La posso vedere?"
"Certo...venga..." Insieme percorsero il corridio D fino alla stanza di Sara.
"Eccola...miraccomando, ha bisogno di riposo..." lo avvertì il dottore.
"Certo, non si preoccupi..." lo rassicrò Grissom. Si trovò solo davanti alla stanza e rimase qualche minuto davanti alla vetrata dalla quale vedeva Sara.

Come poteva l'amore renderti così fragile? Un sentimento che ti fa scalare le montagne, che ti fa andare incontro alla morte a testa alta e in modo fiero, come può renderti anche così miseramente fragile? Sì, perché fragile si sentiva in quel momento, davanti a quella vetrata su una stanza illuminata con luci soffuse. Fragile, come se al minimo tocco avesse potuto creparsi in milioni di venature e frangersi al suolo. Era per questo che per così tanto tempo era stato a digiuno forzato dall'amore? Forse. Forse era proprio per questo, perché l'amore non lo puoi controllare e come riesce a darti forza, allo stesso tempo può soffocarti e ucciderti, come solo la natura sa crudelmente fare. E tu soffri, senza riuscire a trovare una soluzione, una medicina che possa aiutarti a stare meglio. Questo l'avrebbe ricontrato anche alcuni mesi più tardi, quando Sara se ne sarebbe andata. Ora come ora era grondante di amore, amore che quella ragazza così più giovane di lui, ma così simile a lui, era riuscita a fargli conoscere e provare. Grondante, sì, perché l'amore è come una pozzanghera di fango che tu ci metti il piede dentro e i suoi schizzi arrivano a sporcarti anche la faccia.

In silenzio entrò nella stanza e si avvicinò a passi lenti al letto. Sara sembrava dormire, quindi rimase in piedi accanto al letto ad osservarla: diverse abrasioni avevano rovinato la parte destra del suo viso delicato e il braccio rotto, già ingessato giaceva appoggiato sul suo stomaco, una flebo ridava i liquidi e le sostanze organiche di cui il corpo aveva bisogno. Il dolore che provò si materializzò in una smorfia: avrebbe voluto chiamarla, svegliarla e dirle Sara, guardami, sono qui, vicino a te, guardami e dimmi che stai bene, che questa esperienza non ti scalfirà, dimmi che non ho colpe, che non c'era modo di prevedere ciò che è successo, che non potevo fare di più di quello che ho fatto...Ma la sua bocca rimase chiusa e le sue corde vocali si rifiutarono di proferire verbo. Era meglio lasciarla riposare per ora. Per le parole c'era tempo.
Si girò guardandosi intorno alla ricerca di una sedia, la trovò, la prese e, senza fare rumore, la accostò al letto e si sedette. Solo allora, tornando a guardare Sara, vide che i suoi occhi, solitamente così scuri e in quel momento così chiari, erano aperti e lo guardavano stanchi, ma felici. Il suo cuore ebbe un tonfo e sentì la voglia di piangere farsi più forte. Da quando l'avevano ritrovata, la sua gola era costantemente stretta in una morsa che non lo faceva respirare e lo faceva parlare con difficoltà.
"Gilbert Arthur Grissom..." lo salutò, pronunciando il suo nome al completo come segno di lucidità. Finalmente Grissom riuscì a sorridere e così fece anche lei. Ancora il groppo in gola non lo faceva parlare e sentire il suo nome pronunciato dalla voce di Sara, aumentò il suo disagio. Abbassò d'istinto la testa e gli occhi gli si riempirono di lacrime che riuscì a stento a trattenere. Quando rialzò la testa Sara notò i suoi occhi lucidi e allungò una mano a sfiorargli una guancia.
"Sono messa così male?" gli chiese con un filo di voce, insonnolita dai sedativi, ma con la sua intramontabile voglia di scherzare apparentemente non intaccata dalla sua situazione. Grissom scosse velocemente la testa e finalmente trovò la forza per parlare.
"No..." le disse piano, sorridendo: le prese la mano e la tenne fra le sue, inclinandosi in avanti fino ad appoggiare i gomiti sul letto "Sei disidratata, hai qualche escoriazione e...il braccio sinistro rotto in due punti..." concluse spostando lo sguardo sull'ingessatura. Sara fece un lungo sospiro, mentre lo guardava dolce e con compassione.
"Immaginavo...mi..." si inumidì le labbra, assetata "...mi faceva un male cane..." ammise. Grissom prese il bicchiere che c'era sul comodino e le avvicinò la cannuccia alla bocca in modo che riuscisse a bere; poi lo ripose al suo posto.
"Sei stata molto coraggiosa..." le disse poi, non sapeva se per incoraggiare lei o se stesso. Sara lo guardò, poi cercò le forze per cambiare posizione nel letto senza trovarle. Tornò a guardarlo e nei suoi occhi passò un velo di paura.
"Natalie?" Quel nome cadde come un macigno su una cristalleria e Grissom fece un sospiro, ricordando come aveva scosso Natalie durante l'interrogatorio per sapere dove fosse Sara.
"L'abbiamo presa..." le disse però sorridendo cercando di avere un'aria rassicurante. Sara accolse le sue parole con sollievo e portò lo sguardò sulle dita che che spuntavano dal gesso, provando a muoverle, prima che una fitta al braccio la fermasse. Rimase qualche attimo in silenzio e i flash back di quello che aveva vissuto le passarono davanti agli occhi come un incubo dal quale stentava a staccarsi.
"Ero sicura che mi avreste trovata..." gli confidò piano, ma con voce sicura, voltandosi a guardarlo negli occhi. Sentiva che lui aveva bisogno di sentirselo dire. Le sue parole infatti risollevarono l'animo di Grissom il quale al tempo stesso però sentì la sconfitta di non essere riuscito a proteggerla abbastanza da impedire che le accadesse ciò che si era trovata a vivere.
"Ho avuto tanta paura, Sara..." le confidò a sua volta e le raccontò di quando nel deserto avevano trovato prima la macchina rossa del modellino con il suo giubbotto della scientifica e quel campeggiatore morto sotto la crosta di sabbia, rimasto intrappolato a causa delle forti piogge.
"Ho rischiato di affogare sotto quella dannata macchina..." ricordò e dalla sua voce trapelava la rabbia che le aveva dato la forza per riuscire a liberarsi. Grissom deglutì saliva che non aveva ricordando la sensazione di impotenza che aveva provato nell'accorgersi che la macchina sarebbe stata sommersa dall'acqua.
"Gli altri...?" chiese poi inaspettatamente Sara. Improvvisamente Grissom ricordò che a causa delle indagini la loro relazione era stata rivelata e che avrebbe dovuto dirglielo e avrebbero dovuto convivere con le conseguenze che questa rivelazione portava. Una morsa allo stomaco lo fece agitare, pensando che proprio quello sarebbe stato il momento migliore per dirgli che gli altri sapevano di loro.
"Stanno bene...sono stati...grandi..." li elogiò, ripensando a come la squadra aveva lavorato bene e in modo professionale per il suo ritrovamento, senza farsi prendere dal panico; prendeva tempo, cercando il modo più adatto per dargli la notizia, in modo da non turbarla più di quanto già non fosse, ma alla fine capì che non c'era un modo migliore di un altro e si decise.
"A proposito di questo...io..." tentennò, il suo sguardo si fece sfuggente e Sara capì che stava per arrivare qualche notizia importante, ma il fatto di non sapere che positiva o negativa la agitò.
"Cosa è successo?" chiese, un po' ansiosa. Grissom la guardò disarmato e spostò i gomiti un po' avanti, avvicinandosi ancora di più a lei.
"Ecco...a proposito dei ragazzi..."
"Sì...?" lo incalzò Sara. Ma la loro discussione venne interrotta.

"Quindi sarebbe questo il modo di dimostrare la fiducia nei propri compagni di lavoro?"
Sara spostò lo sguardo verso l'entrata della stanza e alla vista di Catherine cercò di ritrarre la mano che le teneva Grissom. Anche lui si voltò verso l'entrata, ma vedendo Catherine non si mosse e non ritrasse le mani, come avrebbe dovuto fare, ma anzi tenne quella di Sara ancora più stretta e maledì il tempo di non essere riuscito a dare la notizia a Sara prima dell'arrivo dei loro colleghi. Sara con occhi spaventati - ora era improvvisamente sveglia - passava lo sguardo da Catherine a Grissom, senza capire il senso della frase della sua collega e soprattutto senza riuscire a capire perché Grissom si comportasse in quel modo...Voleva forse farsi scoprire? Come avrebbe spiegato quel suo atteggiamento nei suoi confronti? si chiedeva agitata. Dopo un momento che a Sara sembrò interminabile, lui le lasciò la mano e si alzò per salutare Catherine e i ragazzi alle sue spalle. Sara lasciò cadere la mano lungo il corpo, cercando di recuperare un atteggiamento normale.
"Ehi..." li salutò Grissom, guardandoli un po' preoccupato, mentre entravano con calma nella stanza e si posizionavano intorno al letto di Sara: Catherine alla sua sinistra, poi Warrick, Nick e infine Greg in fondo al letto, proprio di fronte a lei. Grissom restò alla sua destra.
"Di un po' Sara...se volevi fare un giro turistico del deserto bastava dirlo..." scherzò subito Greg, rompendo il ghiaccio. Sara sorrise, ritrovando un po' del suo contegno e della sua sonnolenza originaria.
"Già..." disse, accettando lo scherzo "...la prossima volta invito anche te, solo...con un'altra agenzia turistica, con questa non mi sono trovata molto bene..." scherzò e tutti sorrisero, vedendo che la ragazza era conscia e sembrava riprendersi bene.
"Sei stata in gamba..." le disse poi Warrick, in modo quasi paterno.
"Sì..." aggiunse deciso Nick "...neanche io avrei saputo fare di meglio..." scherzò. Sara colse l'occasione per lanciare una frecciata ironica sia a lui che a Grissom.
"Allora forse quella promozione spettava a me..." disse, riproponendo il suo classico sorriso sornione che tutti conoscevano, tenendo lo sguardo su di lui per poi spostarlo su Grissom, che nel frattempo era sempre rimasto in piedi al suo fianco, vicino alla seggiola.
"Dipende di che tipo di promozione parli..." le rispose allegro Nick, guardando i propri colleghi, con un tono di voce dal quale si capiva che alludeva a qualcos'altro; volgendo lo sguardo vide che anche sulle facce degli altri campeggiava un sorriso divertito e malizioso di cui non riusciva a spiegarsi la provenienza. Sembrava che tutti sapessero qualcosa - che apparentemente li divertiva: qualcosa che lei non sapeva e che nessuno le aveva ancora detto. Forse è solo per il fatto che sto bene...pensò.
"Come ti senti?" le chiese poi Catherine.
"Bene...a parte una sete bestiale, mezza faccia che brucia e il braccio rotto, mi sento abbastanza bene..." fece una pausa e di nuovo altri flash back della notte le si ripresentarono davanti agli occhi "...poteva andarmi decisamente peggio!" esclamò infine con un mezzo sorriso.
"Già...comunque..." commentò Catherine lanciando un'occhiata a Grissom il quale le rispose allargando gli occhi e trattenendo il fiato "...sei in buone mani..." terminò di dire, riabbassando lo sguardo su Sara, mentre Grissom riprendeva a respirare. Sara guardò la collega corrugando la fronte e anche nelle sue parole le sembrò di carpire un qualche doppio senso. E poi cos'era quel sorrisino divertito e malizioso che avevano tutti stampato in faccia? E perché Grissom sembrava nervoso e a disagio?
"Sì..." rispose poi "...ma per poco. Fortunatamente mi dimetteranno domani..."
"Bene...se poi avessi bisogno di una mano..." si propose Greg "...nel vero senso della parola...o di qualsiasi altra cosa..."
"Grazie Greg...lo apprezzo molto..." gli rispose Sara con un sorriso.
"Bene ragazzi..." intervenne Grissom, parlando per la prima volta da dopo l'arrivo della squadra "...ora sarà il caso di lasciarla un po' riposare...fra poco arriverà Brass..."
"Sì..." annuirono tutti e con qualche in bocca al lupo, qualche ci vediamo presto e qualche altro scherzo si congedarono. Grissom lì seguì e, prima di uscire dalla stanza, lanciò un'occhiata a Sara per farle capire che sarebbe stato di ritorno dopo poco. Sara li guardò uscire e rimase a rimuginare sulla sensazione che aveva avuto: sembrava che fossero contenti...più che contenti divertiti...da qualcosa. Ma cosa poteva essere? E l'atteggiamento di Grissom cosa aveva a che fare con tutto questo? Poi un pensiero le fece allargare gli occhi. Che forse, facendo le indagini per ritrovarla, fosse venuto fuori qualcosa riguardo a lei e a Grissom? Alzò gli occhi e proprio di fronte alla vetrata della sua camera, notò Grissom che parlava con i ragazzi della squadra. Senza distogliere lo sguardo li osservò, cercando di capire di cosa stessero parlando.

"Che cosa significava quella frase Catherine?" chiese Grissom a bassa voce appena usciti della stanza di Sara. Tutti si voltarono e Catherine in particolare lo guardò con aria incuriosita.
"Che frase?" chiese.
"Qualcosa riguardo la fiducia nei confronti della squadra..." il tono della sua voce era deciso, ma non arrabbiato.
"Oh sì..." ricordò Catherine sorridendo "Niente...è solo che..." si fermò interdetta, guardando anche gli altri, poi si decise "...è solo che...non pensavo che ci potesse essere il dubbio sulla nostra discrezione..." Grissom fu spiazzato.
"Discrezione?" chiese "Cosa intendi?" Catherine fece uno sbuffo: con lui c'era sempre da spiegare le cose nei minimi particolari.
"Da quanto tempo tu e Sara state insieme?" la domanda lo fece traballare ancora di più: sentirla parlare della loro relazione lo destabilizzava, ancora doveva abituarsi all'idea. Per qualche secondo non rispose, sconcertato dalla domanda.
"Non mi interessano i minuti e i secondi, Gil...settimane, mesi, anni forse?" precisò Catherine "Beh...qualunque sia la durata della vostra relazione credo - e penso di esprimere il pensiero di tutti - credo che avremmo voluto saperlo prima, invece di scoprirlo in questo modo...pensavate che avremmo detto qualcosa a qualcuno? Non credi vi siate comportati in modo corretto...da veri amici..." I muscoli del collo di Grissom si tesero mentre spostava lo sguardo anche sugli altri, per poi girarsi alla sua sinistra e, attraverso la vetrata, vedere che Sara li stava guardando.
"No..." rispose poi, tornando a guardare Catherine "...non lo so..."
"Non lo sai?" chiese un po' indispettito Nick. Grissom lo guardò serio.
"Noi..." iniziò senza sapere bene cosa dire e guardò di nuovo i suoi compagni di lavoro: li rispettava, come fossero suoi fratelli o figli e certamente aveva fiducia in ognuno di loro. Riordinò i pensieri e spiegò "Ci abbiamo pensato...all'inizio, intendo, anche se le nostre preoccupazioni erano rivolte ad altro. Ne abbiamo parlato, ma alla fine decidemmo di non dire niente a nessuno. L'importante per noi era che la cosa non venisse fuori...perché...sapete...il regolamento prevede che due colleghi della stesse squadra non possano avere una relazione sentimentale...è...una cosa che non si può fare e, adesso che è diventata pubblica, ci sarà probabilmente un'inchiesta, dovremo rispondere per il comportamento che abbiamo tenuto e sicuramente dovremo cambiare turni e lavorare separati..." Gli altri lo guardarono senza capire che cosa avesse voluto dire loro. Catherine parlò a nome del gruppo.
"E questo cosa c'entra? Certamente vi avremmo coperto, se aveste avuto bisogno di una mano avremmo potuto aiutarvi..."
"Proprio per questo..." le rispose Grissom con aria bonaria. Catherine fu spiazzata dalla sua risposta e rimase con la bocca aperta.

Sara nel frattempo continuava ad osservare dal proprio letto la discussione che si stava svolgendo oltre la vetrata: conosceva le discussioni che avevano come argomento il lavoro, ne aveva avute e viste molte negli anni, e quella decisamente aveva tutta l'aria di essere una discussione di tipo personale. Il ragionamento che aveva fatto sull'atteggiamento dei ragazzi incominciava ad avere basi sempre più solide con l'andare avanti della sua osservazione: Grissom si era voltato diverse volte a guardarla e anche gli altri osservavano prima lui e poi guardavano nella stanza, nella sua direzione; Catherine si era fermata di parlare, ascoltando Grissom e quando lui aveva finito di parlare si era voltata verso di lei, osservandola con compassione, senza far caso alla sua faccia pensierosa e decisamente interessata. Anche Grissom si voltò a guardarla con uno sguardo dal quale traspariva tutto l'amore che provava per lei. Che stessero davvero parlando di loro due? I ragazzi della squadra sanno? Il pensiero la turbò e al tempo stesso capì il disagio che doveva aver provato Grissom e anche perchè lui non le aveva lasciato subito la mano, all'entrata dei ragazzi.

"Proprio per questo Catherine..." ripeté Grissom, tornando a guardarla "Se ci aveste coperto, difesi o vi foste messi dalla nostra parte, nel caso ci fossero stati problemi avremmo messo in difficoltà anche voi...e...ecco...abbiamo pensato che dovevamo essere solo noi a pagare le conseguenze della nostra decisione..." parlò con voce disarmante e nessuno avrebbe potuto controbattere a ciò che Grissom aveva appena detto loro: quel pensiero dimostrava molto più rispetto, fiducia e affetto in loro di quanto avessero pensato. Lo sguardo di Catherine, che stava ancora guardando Sara, cambiò: le fece un sorriso, al quale la ragazza le rispose con un cenno della testa, poi abbassò lo sguardo e si voltò di nuovo verso Grissom.
"Beh...messa così è diversa..." dovette ammettere con un sorriso imbarazzato. Lui guardò lei e gli altri soddisfatto di aver spiegato il loro punto di vista e aver chiarito le cose.
"Bene..." disse, poi si congedò con un semplice Se adesso volete scusarmi...con un'aria tra l'imbarazzato e il felice sul volto. Nessuno disse niente e tutti lo osservarono aprire la porta della stanza ed entrare; poi spostarono lo sguardo all'interno attraverso la vetrata.

Quando arrivò vicino al letto, Sara lo guardò a lungo negli occhi, come se potesse vedervi attraverso. Lui sostenne lo sguardo e i suoi occhi chiari le diedero la risposta alla sua domanda.
"Lo sanno...non è vero?" gli chiese a bruciapelo. Grissom si voltò e guardò i suoi colleghi dalla vetrata poi tornò a guardare i suoi occhi profondi, rispondendole semplicemente si. Sara gli sorrise, timidamente: non pensava che quel giorno sarebbe arrivato in quel modo. Tutti le sorrisero e le mostrarono le dita incrociate, felici. Poi la salutarono e li lasciarono soli.
"Non posso lasciarti solo un attimo che tu spifferi subito tutto..." gli disse, una volta che i loro spettatori se ne furono andati.
"Io non..." iniziò tentando di giustificarsi lui, ma quando alzò lo sguardo vide gli occhi della ragazza sorridergli felici.
Poco dopo arrivò Brass e Sara dovette ritornare con la memoria alla notte precedente e rivivere tutto quello che aveva passato: parlò con voce ferma e sicura, raccontando tutto ciò che ricordava in modo preciso e analitico.

================

I ricordi di Grissom vennero interrotti dalla voce di Greg.
"Grissom..."
Lui si voltò e capì dallo sguardo del ragazzo che il momento che aveva tanto atteso stava per arrivare.
"Siamo pronti..."

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 20:37


temevo che fosse l'ultimo...e invece per fortuna NO!!!
mi stupisci ad ogni capitolo!!!!!!idee sempre nuove.......e immagini e discorsi che ho sempre immaginato che avessero potuto fare!!!!!
non ti smentisci mai!!! :group:
attendo come sempre il prossimo capitolo!!! ;)

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Da quando mio padre è morto ho passato quasi tutta la vita con dei fantasmi, sono diventati miei amici e lì nel deserto ho capito che era arrivato il momento di seppellirli. Non posso farlo qui, mi dispiace..Non è importante con quanta forza cerchi di liberarmene ma la sensazione che devo andare via non mi abbandona mai. Non so dove andrò ma so che devo farlo altrimenti temo di fare una brutta fine e, cosa peggiore, che tu assista alla mia autodistruzione.
Cerca di stare bene. Sappi che ho lottato molto per restare. Sappi che sei il mio unico e grande amore. Mi mancherai ogni istante. La nostra vita insieme è stata l'unica vera famiglia che io abbia mai avuto e non la cambierei con niente.
Ti amo, per sempre...Addio."


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"Non so perché mi riesce così difficile esprimere i miei sentimenti per te Sara…
Anche se siamo molto lontani posso vederti chiaramente come se tu fossi qui con me… ti avevo detto che mi saresti mancata, ed è così.
Shakespeare descrisse con più maestria i miei sentimenti nel sonetto 47
“…anche se lontana sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
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"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


Grazie mille del continuo supporto e delle belle parole! :yahoo: :shoc: Sono contenta che ti piaccia quello che scrivo! Spero sempre di essere il più aderente possibile ai personaggi originali, senza sbarellare troppo con la fantasia!
Prima di finirla ho in mente ancora qualche capitolo, quinidi puoi stare tranquilla, anche se ora sarò un po' distratta dall'inizio della nuova serie...non vedo l'ora che iniziiiiii!! :woot:
Comunque non ti preoccupare, cercherò di essere più veloce che posso!! :wacko:
Grazie ancora!!

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Pronti con un nuovo capitolo! Spero vi piaccia! Ormai siamo nella finzione pure però mi sarebbe piaciuto che fosse avvenuto così....:)

La Ruota Panoramica
14° CAPITOLO


"Siamo pronti..." per un attimo le parole di Greg rimbalzarono nella testa di Grissom come una pallina in una scatola vuota. Poi abbassò lo sguardo su Catherine al suo fianco e dal suo sorriso entuasiasta capì che quello che stava accadendo era realtà. Voltandosi nella sala vide che Greg aveva preventivamente avvisato gli altri e tutti si erano già messi composti seduti nelle panche alle sue spalle e di fianco a lui. Rimase ad osservarli qualche attimo ancora, poi fece un lungo respiro e si alzò.
"Ok..." disse, alzandosi e mettendosi di fronte all'altare, accanto a Brass "Ci siamo..." sussurrò. Wendy passò il bouquet a Greg che la ringrazò e si allontanò a passo veloce; alle sue spalle sentì una musica iniziare a riempire la sala.

I've got you under my skin
I've got you deep in the heart of me
So deep in my heart, that you're really a part of me
I've got you under my skin


"Possiamo andare..." gli disse Sara quando lui entrò nel camerino per chiamarla. La sua voce era bassa e lei sembrava assorta, concentrata. Uscendo la luce e il calore del sole le fecero socchiudere appena gli occhi. Si avvicinarono al portoncino con passi un po' incerti, scambiandosi occhiate divertite ed emozionate: sembrava che per una volta i loro ruoli si fossero invertiti e adesso era Greg a guardare con tenerezza Sara. Ad ogni passo la musica proveniente da dentro si faceva sempre più chiara. Sara stringeva il braccio di Greg e il bouquet più forte di quanto si rendesse conto.

I've tried so not to give in
I've said to myself this affair never will go so well
But why should I try to resist, when baby will I know than well
That I've got you under my skin

"Non mi era mai capitato di sentire Frank Sinatra ad un matrimonio..." commentò Greg, cercando di stemperare la tensione. Lei gli sorrise.
"Più che altro...è un simbolo..." disse Sara piano, quasi fra sé e sé, sentendo appena la sua stessa voce. Di fronte all'entrata si fermò e sembrò avere un attimo di timore.
"Cosa succede?" gli chiese Greg. Sara si voltò a guardarlo, senza dire niente poi alzò lo sguardo a guardare la facciata dell'edificio, rapita da suoi pensieri.

I'd sacrifice anything come what might
For the sake of having you near
In spite of a warning voice that comes in the night
And repeats, repeats in my ear


"Stai bene?" chiese di nuovo Greg che incominciava ad agitarsi. A questa nuova domanda Sara sembrò ritornare alla realtà: si guardò intorno velocemente poi tornò a guardare Greg.
"E' proprio un bel posto..." disse piano, come se cercasse una conferma di qualche tipo. Greg le sorrise, rilassandosi.
"Sì...lo è Sara..." le rispose dolcemente. Finlamente sorriso solare apparve sul volto della ragazza.
"Andiamo..." la incitò. Così salirono i pochi gradini antistanti e varcarono la soglia.

Entrando, il fresco dell'interno fu piacevole per entrambi e stemperò la tensione dei nervi, tesi per l’emozione. Alzando la testa lo sguardo di Sara vagò per qualche attimo fra gli addobbi e gli invitati, facendo una panoramica veloce, ma presto il suo sguardo tornò di fronte a sé e i suoi occhi incontrarono quelli di Grissom. Per un attimo entrambi trattennero il fiato, poi un sorriso ricco di emozione apparve sui loro volti: lo sguardo sicuro di lui la tranquillizzò e fece sparire tutto il resto, compresa la voce di Greg che, accanto a sé, commentava questo e quello.
Sara notò come il completo scuro faceva risaltare l'azzurro dei suoi occhi e la leggera abbronzatura, dovuta a quei mesi passati nella foresta pluviale; osservò come cercava di apparire tranquillo tenendo le mani in basso, unite con le dita incrociate e le punte dei pollici l'una contro l'altra; ad intervalli alterni sembrava riprendere fiato, facendo lunghi ed ampi respiri che si concludevano con un leggero morso al labbro inferiore.

Don't you know you fool, you never can win
Use your mentality, wake up to reality
But each time I do, just the thought of you
Makes me stop before I begin
'cause I've got you under my skin


Dal canto suo Grissom era estasiato.
“Se continui a guardarla così, la consumerai prima che arrivi all’altare…” gli bisbigliò Brass all’orecchio, ma il commentò non produsse nessuna reazione: Grissom fece appena un cenno con la testa, ma sembrò non sentirlo per niente. Sara raccoglieva tutta la sua attenzione.
Il vestito le fasciava il corpo in maniera splendida e ne metteva in risalto le forme: la scollatura a barchetta sottolineava il collo e parte delle spalle; le maniche arrivavano poco sotto il gomito e facevano risaltare i polsi sottili, ma forti; la gonna, una longette, ne metteva in risalto le gambe, dalla pelle diafana. I capelli, raccolti sulla nuca, erano adornati da piccoli fiori bianchi ed arancioni, posti sui lati, vicino alle tempie che si intonavano con il colore del bouquet. Il trucco, leggero, ma efficace, donava al suo viso fascino e luminosità. Sorrise, vedendola bella come non mai.
Con un tempismo perfetto, anche se non voluto, la musica finì quando Sara e Greg arrivarono di fronte a Grissom e Brass.
"...adesso è tutta tua..." disse sottovoce Greg, indirizzato a Grissom, andandosi poi a mettere al lato di Sara.
"Grazie..." rispose lui, strizzandogli l'occhio e prendendo la mano di Sara.
"Sei molto bella..." le disse sottovoce, voltandosi verso il sacerdote.
"Anche tu..." gli rispose.

La sala rimase in silenzio qualche secondo, poi con calma, il prete iniziò a parlare.
"E' un enorme piacere per me...unire, oggi, Gil e Sara...un uomo e una donna molto coraggiosi..." disse come introduzione. Sara e Grissom si voltarono, scambiandosi uno sguardo d'intesa. Poi il prete continuò.
"Quando, qualche tempo fa questo...ragazzone mi venne a dire che aveva bisogno di un prete per sposarsi, io cercai di conoscerlo meglio, come è un po' nel mio dovere, per sapere se era sicuro del passo che stava per compiere...perché è sempre molto bello vedere una giovane coppia che decide di celebrare il proprio legame con il matrimonio, ma il matrimonio non è una cosa semplice, da prendere alla leggera...e fu lì che mi raccontò la loro storia, di come si conobbero e di come capirono che il loro legame era davvero qualcosa di speciale..."
Grissom e Sara si irrigidirono: Sara non capiva, ma aveva un brutto sentore, Grissom aveva un deciso timore Non avrà intenzione di raccontare tutto? si chiedeva.
========
"Un matrimonio...?"
La giornata era calda, ma non troppo afosa: Grissom e padre Alberto quel giorno camminarono per più di due ore nel piazzale di fronte alla piccola chiesa, avanti e indietro come carcerati.
"Siete forestieri...é strano...che vogliate sposarvi in un paesino piccolo come questo...qui siamo persone semplici...per un evento speciale come il matrimonio forse sarebbe più adatta una città...una città come...Las Vegas...per esempio...piena di luci, di colori...con tanta gente!" disse il prete.
Grissom fu stupito che il padre nominasse proprio Las Vegas.
"E' curioso che lei nomini proprio Las Vegas." ribatté stupito Grissom "Vede..padre...io e Sara veniamo proprio da lì...da Las Vegas..." in un flash si ricordò il giorno in cui gli venne in mente di chiamare Sara e sentì la stessa sensazione scaldargli il cuore. Guardò un attimo padre Alberto e vedendo il suo sguardo sincero e profondo, si ritrovò a raccontargli la loro storia, come se stesse parlando ad un amico che si conosce da tanto tempo, col quale ci si può confidare: gli raccontò i primi anni, di complicità ed intesa, ma anche le incomprensioni e i loro fraintendimenti, per arrivare agli ultimi anni in cui si erano riavvicinati e finalmente avevano deciso di fare il grande passo, iniziando a frequentarsi.
==========
Il prete parlò per quasi mezz'ora, con gran divertimento del "pubblico in sala" che finalmente veniva a conoscenza di come erano andate realmente le cose, mentre Grissom e Sara, al contrario, non credevano alle proprie orecchie e ai propri occhi.
"Posso farti i complimenti per la scelta del sacerdote?" bisbigliò Sara, mentre padre Alberto continuava il suo racconto - o meglio, il racconto di Grissom "Sarebbe interessante..." continuò maliziosa "...sapere dove ha preso tutte queste informazioni..." Grissom si guardò intorno, un po' interdetto, guardando le facce divertite dei suoi colleghi e amici.
"Oh beh...ecco..." borbottò poi "io...contavo sul suo ruolo di...confessore...." disse, concludendo con una smorfia di dissapunto. Sara lo guardò divertita.
"E ravamo riusciti a creare un bell'alone di mistero..." commentò un po' dispiaciuta.
"Già..." concordò lui "...tanto lavoro per niente..."

Finalmente padre Alberto terminò il suo racconto con una breve conclusione sull'amore che quando mette le sue radici nei cuori presto o tardi darà i suoi frutti.
Quindi arrivò il momento più importante della cerimonia e con grande emozione di tutti i presenti pronunciò le famose e tanto attese parole.

"Gilbert Grissom...vuoi tu prendere in sposa la qui presente Sara Sidle, promettendo di esserle fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarla e onorarla tutti i giorni della tua vita?"
Grissom si voltò, osservando Sara per qualche momento prima di rispondere.
"Si..lo voglio..." disse con un filo di voce sorridendo. Quindi il sacerdote spostò lo sguardo sulla ragazza.
"Sara Sidle, vuoi tu prendere come sposo il qui presente Gilbert Grissom, promettendo di essergli fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarlo e onorarlo tutti i giorni della tua vita?"
Il viso di Sara si illuminò con un largo sorriso e anche lei attese qualche secondo prima di rispondere, stringendo forte le mani di Grissom.
"Si...lo voglio..."
Quindi si scambiarono gli anelli e alla frase "Vi dichiaro marito e moglie..." la voce di padre Alberto quasi non si sentì: un applauso spontaneo accolse l'avvenuta unione di Sara e Grissom. Come una molla per troppo tempo pressata, dopo così tanti anni i colleghi erano quasi increduli di quello che stavano vivendo e allo stesso tempo non stavano nella pelle.
I due sposi si scambiarono un bacio emozionato e timido; poi, felici, accolsero gli auguri e le battute da tutti i presenti che presto si diressero fuori dalla chiesetta per prepararsi all'uscita della coppia. Mentre i novelli sposi concludevano le pratiche burocratiche, il loro animo era agitato, emozionato, commosso e ancora non si rendevano realmente conto di ciò che era successo.
Mentre gli invitati a poco a poco uscivano, Grissom e Sara notarono Greg, quasi nascosto in un canto, che parlava a bassa voce con padre Alberto: non riuscivano a capire di che cosa stessero parlando, ma entrambi lo videro allungargli un bel bigliettone verde nelle tasche del saio accompagnato da un "che il Signore vi benedica..." di padre Alberto che gli posò una mano sul viso. Incuriositi rimasero intenti ad osservare la scena e quando ormai, rimasto solo e indietro rispetto agli altri, Greg si apprestò ad uscire dalla chiesa, Grissom non riuscì a trattenersi e lo richiamò.
"Ehi...Greg!" Lui si fermò e girò su se stesso, andandogli incontro sorridente.
"Ehi! Sara...mia cara...oggi hai perso davvero un ottimo partito..." iniziò parlando a macchinetta "..mentre tu...caro Grissom...hai avuto proprio una bella fortuna...che dire...bella cerimonia, eh?" era molto ciarliero, come suo solito, ma sia Sara che Grissom lo guardarono un po' interdetti, avendo l'impressione che cercasse di nascondere qualcosa.
"Senti Greg...tutto a posto?" gli chiese poi Grissom a bruciapelo, facendogli capire con lo sguardo che stava parlando del prete.
"Si...si si...tutto a posto...perché?" chiese, cercando di fare l'indifferente, ma subito cercò di scappare "Anzi adesso, scusatemi, devo proprio andare..." disse, iniziando a fare alcuni passi indietro, verso l'entrata della chiesa "...ci vediamo qua fuori!" concluse, quindi si girò e quasi scappò fuori, con la paura che gli chiedessero di più su quello che avevano appena visto. Grissom e Sara lo guardarono allontanarsi e uscire dalla porta, ma appena uscì un'idea iniziò a prendere corpo nelle loro menti: avevano l'impressione che il prete non avesse fatto tutto quel racconto di sua spontanea volontà, ma piuttosto che, in qualche modo, fosse stato "aiutato" a ricordare ciò che Grissom gli aveva confidato. Un sorriso si allargò sulle loro bocche, quando capirono che erano stati messi in mezzo anche da padre Alberto. "Che razza di colleghi..." fu il pensero di entrambi. E con questo pensiero si avviarono verso l'uscita, bisbigliando fra di loro e discorrendo su quale poteva essere una giusta "punizione" per Greg e i colleghi.

Erano così concentrati sulle loro disquisizioni che non si accorsero dello strano silenzio che era calato fuori della chiesetta, ma appena uscirono dalla chiesa, i loro amici li festeggiarono con una cascata di riso che li inondò.
"Viva gli sposi!" urlavano tutti e si sentivano canzoni e battiti di mani. Greg girava tutto intorno a loro con la macchina fotografica, facendo fotografie in continuazione, canticchiando canzoncine inascoltabili ed incomprensibili.
"Greg...cosa stai cantando??" gli chiese Grissom, mentre per l'ennesima volta il flash lo abbagliava.
"Canzoni di buon auspicio norvegesi...tradizione di mia nonna!"
Cathrine girava gioisa per il piazzale, mentre Nick cercava di fare il cascamorto con Annah.
"Guarda che sei troppo sedentario per lei..." gli urlò Sara, da distante, vedendolo intento a darsi un po' di importanza. Lui gli fece cenno - cercando di non farsi notare - di stare zitta e farlo lavorare. "Non gli badare..." gli sentì dire "...lei non lo sa, ma ho un grande animo da viaggiatore..." Sara scosse la testa, divertita. Anche Hank dava il suo apporto alla festa e in tutto quel trambusto sembrava trovarsi perfettamente a suo agio: correva da una parte all'altra del piazzale, alzando un gran polverone, per la gioia dei presenti che però, divertiti, giocavano volentieri con lui.

Dopo quasi mezz'ora che il piazzale antistante la chiesa sembrava essersi trasformato nel cortile di un asilo, tutti iniziarono a pensare a cosa sarebbe successo adesso. Cathrine, facendosi quasi portatrice del pensiero della piazza, si avvicinò a Grissom, intento a pulirsi i pantaloni da una zampata di Hank.
"Ehi...Gil..." lo apostrofò e saluto Sara, accanto a lui "...signora Grissom..." le disse, con un sorriso malizioso. Grissom, colpito dal saluto di Cathrine, alzò la testa e osservò prima Cathrine e poi si voltò verso sua moglie, con quella sua aria strana tra il pensieroso e il divertito.
"Che c'è?" chiese Cathrine, titubante: ogni volta che sul lavoro aveva quell'espressione, andava sempre a finire male. Anche Sara lo guardava con aria preoccupata, non capendo cosa gli stesse passando per la testa.
"Niente..." disse poi lui, distogliendo lo sguardo sorridendo. Sara e Catherine si guardano corrugando la fronte senza capire.
"Senti Grissom..." continuò allora Catherine "...spero che in tutto questo tuo pensare...tu abbia pensato anche al dopo cerimonia..." Lui si voltò a guardarla e le fece una domanda che come al solito non c'entrava nulla con l'argomento della discussione.
"Secondo te sono un raccomandato?" Cathrine aggrottò le sopracciglia e si girò verso Sara.
"...in che senso?" chiese perplessa.
"E allora...non lavoravo alla scientifica solo per corteggiare Sara..." Sara sbarrò gli occhi.
"Corteggiarmi?!" chiese esterefatta "Tu non mi hai mai corteggiato...ho sempre dovuto fare tutto da sola!" esclamò contrariata, ripensando a cosa aveva passato nei primi anni a Las Vegas. Grissom le sorrise, divertito.
"Oh beh..." balbebettò con una smorfia, passando lo sguardo tra lei e Catherine.
"Credo sia il caso di andare a mangiare...voi non avete fame? Tutta queste confusione mi ha messo appetito..." rispose, poi, cambiando completamente argomento con gran divertimento delle due donne. Si voltò verso il centro del piazzale, portò le dita alla bocca ed emise tre fischi attirando l'attenzione di tutti i presenti.

Così si diressero tutti verso il ciglio del promontorio, camminando lungo il costone per una cinquantina di metri fino ad arrivare ad una scalinata costruita nella terra che portava alla spiaggia sottostante, dove si trovava il ristorante che qualche ora prima Grissom aveva fatto notare a Sara.
Lui e lei rimasero un po' indietro, guardando i loro amici, quasi più entusiasti di loro, scendere fino alla spiaggia.
"Un giorno mi dirai come hai fatto ad organizzare tutto questo..." disse Sara dopo un po', senza voltarsi a guardarlo, attratta dai riflessi del mare. Grissom la guardò a lungo prima di risponderle. Avrebbe voluto dirle tante cose, di com'era felice di averla ritrovata, di sapere che avrebbero passato la vita insieme, di quanto aveva desiderato quella forte sensazione di appagatezza che si ha quando finalmente si trova la pace con la persona che ami al tuo fianco. Ma niente di tutto questo uscì dalle sue labbra.
"...forse..." disse semplicemente, tornando ad osservare il cielo e l'infinità del mare.

Poco dopo raggiunsero gli altri al ristorante per la vera festa.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 20:37


Sono sempre pronta per un nuovo capitolo(è anche lunghetto)!!!!!! :lol:
mi è piaciuto?stai scherzando???è stupendo!!!! :lol:
forte la scena tra greg e il prete!!!!!!!
sì anche io...l'ho immaginavo su per giù così;).......sarebbe stato bello se avessero girato la scena del matrimonio e ascoltare "sì, lo voglio" :wub:
ci dobbiamo accontentare della nostra immaginazione.....infatti ci sei tu che con questa bellissima ff...riesci a farmi immaginare la scena e la storia nei minimi particolari!!!!;)
purtroppo siamo quasi alla fine eh??? :cry:
al prossimo capitolo!!!! :lol:
ciaooooooo :D

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"Gil,
sai che ti amo ed è come se ti avessi amato da sempre. Ultimamente non sono stata troppo bene, a dire la verità sono stanca. Nel deserto quella notte sotto la macchina, ho capito qualcosa e non riesco più a liberarmene.
Da quando mio padre è morto ho passato quasi tutta la vita con dei fantasmi, sono diventati miei amici e lì nel deserto ho capito che era arrivato il momento di seppellirli. Non posso farlo qui, mi dispiace..Non è importante con quanta forza cerchi di liberarmene ma la sensazione che devo andare via non mi abbandona mai. Non so dove andrò ma so che devo farlo altrimenti temo di fare una brutta fine e, cosa peggiore, che tu assista alla mia autodistruzione.
Cerca di stare bene. Sappi che ho lottato molto per restare. Sappi che sei il mio unico e grande amore. Mi mancherai ogni istante. La nostra vita insieme è stata l'unica vera famiglia che io abbia mai avuto e non la cambierei con niente.
Ti amo, per sempre...Addio."


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"Non so perché mi riesce così difficile esprimere i miei sentimenti per te Sara…
Anche se siamo molto lontani posso vederti chiaramente come se tu fossi qui con me… ti avevo detto che mi saresti mancata, ed è così.
Shakespeare descrisse con più maestria i miei sentimenti nel sonetto 47
“…anche se lontana sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.”


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Sara: Ti fidi di me?
Grissom: Profondamente!

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"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."
(Charlie Chaplin)


"Forse sono i nostri errori a determinare il nostro destino. Senza quelli..che senso avrebbe la nostra vita....Probabilmente se non cambiassimo mai strada, non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo...del resto le stagioni cambiano, e così pure le città, la gente entra nella tua vita e poi ne esce, ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore."
(Sex and City)
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


Grazzzzziiiiieeeeeeeeeeeeeeeeee! non sai quanto mi faccia piacere il tuo supporto!
Per quanto riguarda la lunghezza ormai sai che in certe situazioni divento ai limiti del logorroico! :lol:

Per i prossimi capitoli ho ancora un paio di argomenti che mi piacerebbe toccare e credo che la ff si concluderà in un paio di capitoli...

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view post Posted on 11/10/2009, 20:31Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


Finalmente rieccomi!Sono stata un po' intasata nelle ultime settimane e avevo perso un po' il filo del discorso, quindi per ora ecco qui la continuazione!


La Ruota Panoramica
15° CAPITOLO


"La locanda sul mare" era una trattoria locale a conduzione familiare.
Quasi settant'anni prima Paulo Juaretez era riuscito a vincere con una mano di pocker decisamente fortunata quel pezzo di spiaggia e su di essa aveva deciso di impegnare tutti i suoi averi costruendo un piccolo ristorante. Ora erano alla terza generazione: suo nipote Alejandro, un uomo corpulento, ma dall'aspetto gentile, gestiva il ristorante insieme alla moglie, Maria, una ragazza semplice e dalle indiscutibili qualità culinarie.
L'interno del locale era essenzialmente di legno e pietra, arredato in modo semplice, ma con una certa eleganza: appena entrati si passava sotto un voltino e bisognava percorrere un breve corridoio; alla fine del corridoio a destra c'era un piccolo bar con il bancone ricco di dolcetti e, sulle mensole attaccate al muro, bottiglie di molte forme diverse, contenenti i liquori migliori della regione; alla fine del bancone, dalla parte opposta rispetto il corridoio, si intravedeva la porta che dava sulle cucine. Di fronte al bar invece si trovava la sala principale che, come una terrazza coperta, dava direttamente sull'oceano. Alle travi principali della tettoia che la sovrastava erano stati appesi vasi con piante fiorite, che scendevano a cascata e al centro della sala i tavoli erano stati disposti in modo che il gruppo degli invitati formasse una sorta di cerchio di protezione al tavolo degli sposi. Alle pareti quadri colorati rappresentavano scene di pesca o natura nel pieno del suo splendore.
Rimasero tutti a bocca aperta per la bellezza e al tempo stesso la semplicità del posto.

Anche Sara rimase impressionata dal luogo caratteristico e bellissimo ed entrando, strinse appena più forte la mano di Grissom che le rispose con un sorriso timido, ma felice.
Ad accogliere gli ospiti c'era Maria, accanto al bancone del bar: salutava tutti dando un caloroso benvenuto e invitando le persone a prendere posto perché il rinfresco sarebbe stato servito in breve tempo. In coda al gruppo arrivarono Grissom e Sara.
"Bentornato..." li accolse stringedogli la mano.
"Buon pomeriggio Maria..." ricambiò lui, sorridente.
"Tu devi essere Sara..." disse Maria rivolta alla sposa.
"Si...ciao..." la salutò Sara "E' un posto meraviglioso!" aggiunse sincera.
"Molto gentile! Prego...accomodatevi...il rinfresco sarà servito fra breve..." li invitò, indicando il loro tavolo. Invito che Grissom e Sara seguirono con piacere.
Mentre attraversavano i tavoli per arrivare al proprio, sentirono Greg commentare "Cavolo...mi devo ricordare di questo posto nel caso mai commettessi l'errore di sposarmi..."

"Senti, ma...davvero conoscevi già questo posto?" chiese Sara a bassa voce, dopo che si furono seduti: il brusio delle voci intorno a loro era piacevole e allegro. Grissom fu colto di sorpresa dalla domanda e anche dalla sua risposta 'si, certo...' si intuiva un po' di incertezza.
"Perché?" le chiese poi, un po' timoroso. Lei strinse le spalle.
"Non so...c'è...qualcosa di strano..." rispose poi vagamente, guardandolo, non riuscendo ad esprimere meglio la sua sensazione.
"Siamo sposati da meno di due ore e già dubiti di me?!" gli chiese scherzosamente indispettito. Lei fece una smorfia, ancora non convinta. Lui sostenne un po' lo sguardo, poi però non riuscì a non sorridere e abbassare la testa. Sara fu divertita dalla sua reazione.
"Che c'è?" gli chiese dandogli un colpetto al gomito, per invitarlo a parlare. Lui cercò di smettere di sorridere e si voltò a guardarla negli occhi.
"Lo confesso..." Sara sembrò soddisfatta "Non conoscevo questo posto prima...di poco più di un mese fa..."
"Un mese fa?!" chiese stupita. "Ma se hai lavorato con noi da quando sei arrivato..." Grissom la osservò ancora qualche attimo, divertito dal suo stupore.
"Beh...da quando ti ho raggiunta..." incominciò, incerto e divertito allo stesso tempo "...non siamo sempre stati insieme...ci sono state delle giornate nella quali...ad esempio...io sono andato in missione con...Max..."
"Max?" chiese Sara ancora più stupita "Non mi dirai che c'è Max dietro a tutto questo?!" Grissom distolse lo sguardo, portandolo per un attimo veloce sul suo nuovo amico.
"In un certo senso..."
"Cavolo Gil...ma dove è andato a finire il tuo essere...misantropo, solitario e trasparente nei contronti di tutto ciò che ti circonda?! Conosci Max da poco più di un mese e...già ti fai coinvolgere fino al punto di organizzarti il matrimonio?!" gli chiese schernendolo e sorpresa. Grissom fece spallucce, guardando l'oceano prima di risponderle.
"Beh...non è sempre stato così..." rispose con voce più calda, appoggiando il gomito sul tavolo e la testa al pugno chiuso "...con te, è bastata una giornata per innamorarmi..." le confessò, facendo finta di levarle qualcosa dalla spallina del vestito. Sara fu colpita dalla sua ammissione e arrossì, rimanendo in silenzio e voltandosi ad osservare l'oceano. Poi il suo inesauribile orgoglio le fece fare un appunto.
"Già...ma ti ci sono voluti cinque anni prima di fare una qualsiasi mossa in quella direzione..." osservò puntigliosa e curiosa di come lui le avrebbe risposto. Grissom la guardò a lungo prima di dire qualsiasi cosa: il suo entusiasmo e il suo sorriso erano sempre riusciti a contagiarlo e confortarlo e in quel momento si sentì realmente fortunato. Allora decise di raccontarle come, insieme a Max, organizzò quella giornata memorabile.
=============
Era passata qualche settimana dal suo arrivo in Costa Rica e Grissom era stato accolto molto bene dal gruppo di ricerche. Presto aveva stretto amicizie sincere con tutti i membri, e, soprattutto dopo la seconda sera, con il capo spedizione Max.
Quella sera, dopo cena, nel reparto informatico del campo base, aveva elaborato i dati raccolti durante la giornata e inserito i risultati nel database on-line della ricerca di riferimento. Navigando poi in rete, alla ricerca di informazioni per il lavoro del giorno succesivo, un banner pubblicitario aveva attirato la sua attenzione. "Perché non fare il tuo viaggio di nozze nelle più famose e belle isole del Pacifico?" diceva la pubblicità. Attirato cliccò sul banner e lì la sua attenzione, oltre che dagli splendidi paradisi naturali che venivano proposti, fu attirata da una pubblicità di un sito che vendeva abiti per matrimoni. Incuriosito andò a visitare il sito.
Rimase lunghi minuti girando tra le pagine del catalogo, come incantato, pensando a come sarebbe stata bella Sara con uno qualsiasi dei modelli proposti. Finché una voce non lo riportò alla realtà.

"Allora...a quando le nozze?"
La voce di Max, alle sue spalle lo fece sobbalzare: immerso com'era nei suoi pensieri Grissom non si era accorto che da qualche minuto Max stava dietro di lui, notando con quanta attenzione lui osservasse i vestiti da sposa. Velocemente chiuse la finestra del browser e si voltò.
"Ehi Max...cosa ci fai lì?" gli chiese cercando di far finta di non aver sentito la domanda.
Il ragazzo notò il suo disagio e si avvicinò, iniziando a parlare di sé.
"Una volta sono stato sposato, sai?" gli confidò, sedendosi sulla panca, accanto a lui. Appoggiò la tazza sul tavolo, vicino a sé e dall'odore che avvertì, Grissom capì che quello che stava sorseggiando non era caffé né tè, ma bourbon.
"Ah sì?" chiese, facendo finta di essere interessato. Osservandolo riuscì ad intravedere già i primi effetti del liquore nel ragazzo: ovviamente non era ancora ubriaco, ma si muoveva e parlava in modo estremamente rilassato e aveva l'aria di uno a cui niente e nessuno può rovinare lo stato di tranquillità in cui si trova.
"Già...è successo più di quindici anni fa...ero poco più di ventenne allora..." disse con aria un po' sognante, in ricordo dei vecchi tempi "...lei era un vero schianto: bruna, formosa, occhi azzurri color del mare...un vero gioiello della natura! Si chiamava Olly..." ricordò entusiasta. Grissom annuiva, ma più che ascoltare lui continuava a pensare al sito che stava guardando prima dell'arrivo del ragazzo.
"Beh, insomma" continuò Max "sta di fatto che poco dopo che ci eravamo messi insieme, pensavamo di essere talmente innamorati che decidemmo di sposarci...fu meraviglioso, quel giorno mi sentivo veramente realizzato!" concluse ridendo.
"E ora lei dov'è?" gli chiese dopo un attimo di riflessione, intuendo che Max voleva che partecipasse alla discussione.
"Diciamo che abbiamo scoperto presto che i nostri interessi non potevano essere più diversi..." spiegò con un po' di rammarico "Però siamo rimasti amici..." aggiunse soddisfatto "...l'ultima volta che l'ho sentita era riuscita ad avere una piccola parte in una soap opera di qualche canale sconosciuto giù negli stati del Sud..." concluse guardando divertito Grissom. Rimasero entrambi alcuni secondi in silenzio, poi Max, prese la tazza e prima di bere gli fece la domanda che Grissom si aspettava.
"E tu?" Nonostante si aspettasse la domanda, si voltò verso Max con aria sorpresa.
"Io?" ripeté.
"Sì..." cercò di stuzzicarlo, guardandolo con un po' di sfida. Buttò un'occhiata alla tazza di Grissom e, vedendola vuota, estrasse dal taschino la classica botticella di liquore in metallo, tipica degli esploratori: mentre lo osservava versargli un dito di bourbon e invitarlo ad unirsi alla bevuta, Grissom non riuscì a pensare a come sembrasse un cliché. Gli sorrise, sorpreso e, vedendo che non aveva scelta, lo ringraziò scontrando la propria tazza con quella di Max e bevendo un breve sorso. Subito sentì il liquido scaldargli la gola e lo stomaco.
"Allora?" chiese nuovamente Max.
"No...io non sono mai stato sposato..." disse, temporeggiando.
"Questo lo so..." osservò Max, sorridendo all'ovvietà dell'affermazione di Grissom "...ma quando hai intenzione di farlo?" Grissom alzò le sopracciglia stupito della fermezza con cui Max gli parlava e rimase qualche attimo ad osservarlo.
"Che cosa c'è Maxwell?" gli chiese poi, il corpo verso di lui, un po' indispettito dalla pressione che sentiva da parte del ragazzo. Sebbene lo conoscesse da poco tempo, sapeva che non faceva niente senza un motivo e ne dedusse che quella sua insistenza sull'argomento doveva nascere da qualche ragione a lui ignota. "C'è qualcosa che mi vuoi dire?" precisò.
"Sai...oggi pensavo a voi...a te e Sara intendo..."
"Ah sì?" rispose Grissom irrigidendosi un po'. "E che cosa pensavi?"
Max notò il suo irrigidirsi e continuò un po' intimorito.
"Oh beh...niente...pensavo che la vostra è proprio una bella storia..." alla sua spiegazione Grissom sembrò rilassarsi.
"Non è sempre stato così..." disse con un po' di malinconia, prima di bere un breve sorso.
"Se non ce le guadagnamo con un po' di sforzo, forse non riusciamo a goderci appieno le cose più belle..."
"Probabilmente è così..." concordò Grissom, sorridendo e abbassando lo sguardo sulla propria tazza, ripensando alla soddisfazione che aveva provato nel rivedere Sara.
"E hai intenzione di sposarla, non è vero?" chiese Max, decisamente con poco tatto. Grissom rialzò lo sguardo, stupito della domanda diretta, e per un attimo gli sembrò che fosse propria coscienza a parlare.
"Voglio dire..." riprese Max, vedendo l'incertezza di Grissom "...se non avessi intenzione di sposarla, saresti venuto fin qui in mezzo alla foresta pluviale?" gli chiese retoricamente "E guarderesti con tanta attenzione un sito che vende vestiti per matrimoni?" continuò divertito; Grissom fece una smorfia, distogliendo lo sguardo infastidito dal fatto di non aver niente per levarsi da quell'impiccio. Max sembrò prendere maggiore coraggio.
"Il tuo non rispondere mi conferma che ho ragione..." disse gongolando. Grissom alzò un sopracciglio.
"Posso chiederti da dove arriva tutto questo tuo interessamento per la questione?" gli chiese infine.
"Beh...credo che dovresti farlo il prima possibile!" esclamò Max entusiasta, allaragando le braccia. Per un attimo Grissom ebbe l'impressione di essere tornato a Las Vegas a fare una discussione dell'assurdo con Greg.
"La tua esperienza avrebbe dovuto insegnarti che ogni cosa va fatta a suo tempo..." cercò di controbattere in modo serio Grissom.
"E la tua invece avrebbe dovuto insegnarti che è meglio non perdere le occasioni che ci si parano davanti..." Grissom si sentiva sempre più pressato.
"Beh...ora siamo qui..." commentò perplesso.
"E allora...?" Grissom inclinò la testa interdetto "Come dice sempre Sara...perché no?" ribatté Max con tranquillità.
"Cosa?" chiese esterefatto Grissom.
"Perché no?!" ripeté Max con maggiore entusiasmo. Grissom non credeva alle proprie orecchie: cos'aveva intenzione di dirgli Max? Che avrebbe dovuto sposarsi così, su due piedi, in mezzo alla foresta pluviale? Sorrise di gusto e si alzò scrollando la testa, portandosi via la tazza, capendo che era giunto il momento di andare perché la discussione stava decisamente degenerando.
"Max...ti ringrazio del drink e della bella chiacchierata, ma...credo che tu abbia bisogno di un po' di riposo..." gli disse con un tono accondiscendente e si allontanò. Max lo guardò avvicinarsi all'uscita, ma appena prima che lui uscisse gli venne in mente qualcosa che forse poteva convincerlo.
"E se ti dicessi che ho il posto che fa per te?" Le sue parole ebbero l'effetto sperato, perché Grissom si fermò e si voltò, guardandolo curioso. "Sembra fatto si misura per voi..." aggiunse con un sorriso beffardo. Grissom rimase alcuni secondi guardandolo incerto. Poi la voce di Sara lo fece distrarre.

"Ecco dove sei!" gli disse, quasi scontrandosi con lui. "Ti ho cercato dappertutto!"Grissom si voltò e subito dissimulò l'incertezza che aveva.
"Stavo giusto venendo da te..." ma prima che potesse aggiungere altro, Max si intromise attirando l'attenzione di Sara.
"Ehi Sara, potresti dire ad Annah che domani non andrò con lei come avevamo programmato?"
"Si, certo...ci sono problemi?"
"Nessun problema, solo un cambio di programma. Domani io e...Gilbert andiamo in missione insieme..." dichiarò trionfante, che la sua trappola avesse funzionato. Grissom lo guardò un po' contrariato, mentre Sara passava lo sguardo tra loro due.
===================
"Quel giorno...siete venuti qui?!" chiese Sara esterefatta alla fine del racconto.
"Non mi ha lasciato scelta..." cercò di giustificarsi Grissom, voltandosi a guardare Max, seduto vicino ad Annah ad un tavolo alla sua destra. Sara lo guardava senza saper cosa pensare.
"Cavolo Gil...che ti è successo? Quasi non ti riconosco più..." commentò, dandogli un pugno affettuoso su una spalla. Grissom tornò a guardarla stringendosi nelle spalle.
"You're the first, my last, my everything..." canticchiò timido. Sara allargò gli occhi per questa nuova sorpresa e sorrise felice. Poi si voltò ad osservare Max che, sentendo il suo sguardo, si voltò e, come se sapesse cosa le aveva appena detto Grissom, le sorrise e le strizzò l'occhio.

Dopo pochi minuti il rinfresco iniziò.

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view post Posted on 13/10/2009, 17:52Quote
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CSI - Love Kit - Investigator

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 20:37


Scusa il ritardo(sono mancata qualche giorno dal forum :P) ma da poco ho finito di leggere questo nuovo capitolo!!!!
che dire................molto molto bello(scusa se mi ripeto)!!!:lol:!
complimenti nuovamente :lol:
attendo il prossimo capitolo(forse l'ultimo :cry: )
ciaooo :P

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"Gil,
sai che ti amo ed è come se ti avessi amato da sempre. Ultimamente non sono stata troppo bene, a dire la verità sono stanca. Nel deserto quella notte sotto la macchina, ho capito qualcosa e non riesco più a liberarmene.
Da quando mio padre è morto ho passato quasi tutta la vita con dei fantasmi, sono diventati miei amici e lì nel deserto ho capito che era arrivato il momento di seppellirli. Non posso farlo qui, mi dispiace..Non è importante con quanta forza cerchi di liberarmene ma la sensazione che devo andare via non mi abbandona mai. Non so dove andrò ma so che devo farlo altrimenti temo di fare una brutta fine e, cosa peggiore, che tu assista alla mia autodistruzione.
Cerca di stare bene. Sappi che ho lottato molto per restare. Sappi che sei il mio unico e grande amore. Mi mancherai ogni istante. La nostra vita insieme è stata l'unica vera famiglia che io abbia mai avuto e non la cambierei con niente.
Ti amo, per sempre...Addio."


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"Non so perché mi riesce così difficile esprimere i miei sentimenti per te Sara…
Anche se siamo molto lontani posso vederti chiaramente come se tu fossi qui con me… ti avevo detto che mi saresti mancata, ed è così.
Shakespeare descrisse con più maestria i miei sentimenti nel sonetto 47
“…anche se lontana sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.”


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Sara: Ti fidi di me?
Grissom: Profondamente!

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"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."
(Charlie Chaplin)


"Forse sono i nostri errori a determinare il nostro destino. Senza quelli..che senso avrebbe la nostra vita....Probabilmente se non cambiassimo mai strada, non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo...del resto le stagioni cambiano, e così pure le città, la gente entra nella tua vita e poi ne esce, ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore."
(Sex and City)
 
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view post Posted on 4/11/2009, 15:32Quote
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CSI - Love Kit - Investigator

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


AAAAAAHHHH----Abemus Capitulo! Scusate lo sfogo, ma non ce la facevo più: avevo una voglia matta di finirlo, ma pochissimo tempo e tutto questo mi creava stresssissssimo!
Ora lo pubblico perché non ce la faccio più a rileggerlo! mi fa venire la nausea :sick: ...oh! ma il capitolo è bellissimo, eh! :P Quindi leggetelo numerosi e sappiatemi dire se vi piace e vi fa venire la nausea anche a voi! :D

Avvertimento: non è l'ultimo, la saga continua! (dovrei provare a scrivere un libro come il Signore degli anelli...magari faccio successo e divento miliardaria...così poi lo facciamo noi il telefilm che ci piace! ^_^ ^_^ :lol: :woot: :wub:

Va beh, lo pubblico perché è troppissimo che non pubblicavo niente e so che non vedete l'ora di leggerlo! :wacko:

buona lettura!

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La Ruota Panoramica
16° CAPITOLO


Prima che gli ospiti iniziassero a mangiare, Grissom pensò fosse adeguato dire due paroline e fare un brindisi a coloro che si erano disturbati così tanto per essere lì con loro quel giorno così speciale. Facendo tintinnare il bicchiere, si alzò e si rivolse ai suoi amici.
"Prima che incominci la festa vera e propria vorrei ringraziarvi tutti..." iniziò, osservando le facce dei suoi amici stanche, ma felici e sereni "So...sappiamo" si corresse, portando una mano sulla spalla di Sara "che per molti di voi è stata dura essere qui oggi..." rivolgendosi ai suoi colleghi di Las Vegas "...ma apprezziamo il fatto che...nonostante Ecklie, abbiate intrapreso questo viaggio e siate riusciti a partecipare a questo giorno di festa..."
"Nessuno problema con Ecklie..." intervenne il dottor Robins "...l'abbiamo chiuso in una cella frigorifera..." scherzò, voltandosi verso David.
"E' facile che quando torniamo abbia messo in riga anche i cadaveri..." scherzò Nick.
"Scusateli..." li interruppe Greg rivolgendosi ai membri della spedizione.
"Già..." continuò Wendy "Humor da obitorio..." spiegò. Grissom sorrise e lo stomaco ebbe una piccola morsa.
"Ognuno di voi ci ha insegnato qualcosa..." continuò, parlando anche a nome di Sara che annuì "Greg ci ha raccontato come assumere cocaina rimanendo lucidi e perdendo il senso di gravità, per esempio...." tutti sorrisero, voltandosi verso di lui "Catherine invece ci ha insegnato che è sempre meglio non innamorarsi di un gestore di night club...e questo vale soprattutto per te, cara..." sottolineò rivolgendosi alla sua neo-moglie "Con Nick abbiamo capito che non è sempre una cosa intelligente con i vecchi amici di scuola..." Nick sorrise scrollando la testa e Catherine gli toccò una spalla per confortarlo "Come avete già potuto capire, da David e dal dottor Robbins abbiamo imparato il senso dell'umorismo nei confronti della vita...da Brass abbiamo imparato che la vera amicizia alle volte ti porta a dover prendere delle decisioni cruciali..." disse con affetto. Riguardò i suoi compagni di lavoro e di vita per qualche attimo e si soffermò su Brass. "Un ringraziamento particolare anche ai cosiddetti topi da laboratorio..." continuò muovendo il bicchiere che tenveva in mano nella direzione del loro tavolo "senza i quali le nostre indagini sarebbero sicuramente...meno fruttifere..."
"E' stato un onore servirti..." commentò forse un po' troppo pomposamente Hodges.
"Tempi folli, eh, David?" gli disse divertito Grissom, per tornare poi serio e terminare i saluti e i ringraziamenti.
"Ultimi, solo per ordine di comparsa, vanno i ringraziamenti anche al dottor Langstone, a Riley e a tutto il gruppo di ricerche con cui Sara ha lavorato negli ultimi mesi...grazie a tutti...se siamo qui oggi è anche per merito vostro, per la pazienza che avete avuto e l'affetto che ci avete dimostrato..." alzò leggermente il bicchiere e tutti lo imitarono. Mentre si sedeva, Catherine si alzò.
"A nome di tutta la squadra...io accetto i vostri...meritati...ringraziamenti nei nostri confronti..." gli rispose sorridente, portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio "Credo di poter parlare a nome di tutti qui dicendo che siamo contenti che per voi, sapete? Perché Gil, finalmente hai trovato qualcuno che ti ascolti quando parli dei tuoi amati insetti e tu Sara, hai trovato qualcuno che abbia tanta pazienza da sopportare quel tuo brutto caratteraccio..." disse con sarcasmo. Grissom e Sara risero e con cenno della testa la ringraziarono, guardandosi poi riconoscendo che in fondo aveva ragione.
"Scherzi a parte, vi facciamo i nostri migliori auguri che la vostra vita insieme sia sempre felice come in questo giorno..." si fermò, riflettendo e poi aggiunse"...sperando che il vostro matrimonio sia migliore del mio..." scherzò, alzando il bicchiere in loro onore.
"A tutto ciò che sembra impossibile..." disse, chiamando il brindisi e stringendo l'occhio a Grissom che le rispose con un sorriso divertito.
Tutti allora alzarono i bicchieri e brindarono.
Il rinfresco iniziò quindi con entusiasmo di tutti, fra battute e ricordi che saltellavano da un tavolo all'altro e passavano di bocca in bocca.

"Così devo dedurre che non parlavi di me, Sara..." la voce di Hodges si alzò fra il parlottìo generale, attirando l'attenzione di tutti "...quella volta che alludesti al fascino dei capelli grigi..." le disse guardandola con quel classico sguardo che vorrebbe essere malizioso, ma che - inevitabilmente - fallisce nell'intento.
Sara si girò verso di lui, stringendo gli occhi per ricordare a cosa si riferisse. Poi le venne in mente e con un sorriso divertito si voltò verso Grissom che guardava Hodges con aria contrariata, sapendo perfettamente a cosa stesse alludendo.
"In effetti...no David...non parlavo di te..." gli disse poi.
"Di cosa state parlando scusate? Questa me la sono persa! Quand'è che Sara ha parlato del fascino dei capelli grigi?" chiese curiosa Catherine dal tavolo accanto.
"Oh..." sbuffò Hodges, cercando di far cerdere di non dare molta importanza all'accaduto "...è successo qualche anno fa..." raccontò "...lo capii solo dopo, ma facendomi un complimento probabilmente voleva fare ingelosire Gil, che era accanto a lei in quel momento..." continuò lui, caricato dal fatto di aver catturato l'attenzione dei presenti "...è successo in laboratorio, proprio di fronte ai miei occhi..." spiegò, controllando di far scaturire l'effetto sperato nei suoi ascoltatori, che spostavano lo sguardo da lui a Sara per finire su Grissom.
"Davvero...?!" esclamò sempre più estereffata Catherine, passando lo sguardo da Hodges a Sara, che cercava invano di smontare la sua storia, senza riuscire a farsi considerare.
"Oh si! 'Hodges, non sai che i capelli grigi possono essere molto attraenti?' disse, con quella vocetta da angioletto!"
"..bel colpo Sara..." si intromise anche Nick.
"E dovevate vedere che faccia ha fatto Gil..." continuò Hodges. A questo Grissom non riuscì a noon rispondere.
"Perché non hai visto la tua..." gli disse.
Tutti risero e furono presi da curiosità, iniziando a chiedere particolari che potessero mettere in imbarazzo sia Sara che Grissom.
==============
"Ho detto che mi dispiace..." Sara non aveva mai visto Grissom così contrariato.
"Lo spero bene Sara..." le aveva risposto serio lui, entrando in casa e appoggiando giacca e fascicoli sul divano, lanciandole un'occhiata severa.
Era da quando erano scesi dalla macchina che Sara si stava scusando per l'uscita infelice fatta sul lavoro, cercando di essere il più seria possibile, senza riuscire però a non ridacchiare fra sé ripensando alla faccia che aveva fatto Hodges.
"Non mi sembri molto turbata..." aveva osservato lui, sedendosi sul divano e passandosi una mano sulla fronte.
"Ti sbagli..." aveva velocemente ribattuto lei, con piglio più serio, dopo essersi seduta accanto a lui "...mi dispiace...davvero...è stata un'uscita a dir poco infelice..." continuò cercando di essere il più convincente possibile.
Lui la osservò ancora qualche attimo: per un momento quel giorno gli era sembrato di essere tornato a mesi, o anni, prima quando bastava una semplice frase a mandarlo in confusione. Certamente la frase lo aveva adulato: sapere che lei trovasse i capelli grigi attraenti lo faceva sentire bene. Ma a questo aveva pensato dopo. Come prima reazione aveva subìto il panico più totale e solo il fatto di voltarsi e vedere Sara che appariva - o cercava di apparire - tranquilla, lo fece calmare. Per fortuna Hodges era troppo concentrato sul fatto che Sara potesse parlare di lui per accorgersi dello stato d'animo che aveva provato e della faccia che poteva aver fatto: come poteva non aver pensato che una frase come quella poteva mettere in difficoltà e creare dei problemi ad entrambi all'interno del laboratorio? Oltretutto proprio di fronte a Hodges che definirlo pettegolo e poco riservato è una metafora!
"Ti assicuro che non succederà più...promesso..." cercò di rassicurarlo Sara. Lui la guardò ancora un po' turbato, ma vedendo il suo viso realmente dispaciuto il suo malumore svanì e le sorrise dolcemente.
"Ok...va bene..." la rincuorò, poi un ricordo lo fece sorridere "...come con Hank..." sussurrò fra sé, divertito.
"Hank...?" chiese lei, interdetta.
"Mmh...?" mormorò lui cercando di fare l'indifferente.
"Cosa c'entra Hank?" ripetè Sara.
Grissom la guardò e si passò la lingua sulle labbra. Poi distolse lo sguardo.
"No...niente..." cercò di divagare, ma vide che Sara si stava impuntando e non avrebbe sorvolato sull'argomento.
"E no, non puoi farmi ricordare uno dei momenti più tristi della mia vita senza un motivo..." gli rinfacciò ironica "...quindi, sputa il rospo!" gli ordinò, punzecchiandogli le costole con un dito, facendolo irrigidire. Forse si sarebbe infognato in una discussione più grande di lui, ma ormai non poteva più tirarsi indietro.
"Una volta mi è capitato di sentire qualcuno dire..." ammise con riluttanza "...che su una scena del crimine avevi chiamato Hank..." fece una pausa, alzando lo sguardo per poi distoglierlo "...tesoro..." rise divertito e aggiunse per farla sentire ancora più a disagio "...dimostrando davvero poca professionalità..."
Lei fu stupita e fece una smorfia di disappunto.
"Già...è vero..." ammise sorridendo malinconicamente e scuotendo la testa sconsolata "quella fu ancora peggio di quella di oggi..." Grissom alzò le sopracciglia in segno di assenso. Decisamente...pensò.
"Fammi indovinare...questo qualcuno da cui hai sentito questa storia...era Warrick, vero?" Lui alzò le spalle senza confermare né negare, ma con un sorriso che non lasciava dubbi.
"Con quel ragazzo non si riesce proprio ad avere un segreto!" brontolò Sara "Come quella volta di Catherine...ti ricordi? Quando è entrata nel bar dov'ero con Hank...sapevo che lui sapeva di quell'appuntamento, ma pensavo che fosse una persona fidata e non dicesse niente a nessuno...e invece scopro che lo sa tutto il laboratorio..." raccontò un po' contrariata, ma divertita.
"Io non lo sapevo..." ammise Grissom. Lei lo guardò per un attimo, incerta se credergli o meno.
"Beh...tu vivi sempre nel tuo mondo..." ribatté poi "...è difficile che ti accorga di qualcosa che ti succede intorno..." lo schernì. Grissom fece un sorriso soddisfatto e rimase sovrappensiero, tenendo lo sguardo basso.
"Posso..." le poi chiese timidamente "...posso chiederti perchè tra voi due non ha funzionato?" le chiese, alzando lo sguardo. Sara fu stupita dalla domanda.
"Intendi tra me ed Hank?" gli chiese "Non sai perché abbiamo smesso di vederci?"
"No, non lo so..." rispose lui.
"Non c'è molto da dire..." iniziò vagamente Sara "...in realtà non stavamo proprio insieme..." ci tenne a precisare "comuque...per rispondere alla tua domanda...bisogna partire da un altro punto. C'è stato un caso due o tre anni fa...una vecchietta era andata dritta ad un incrocio, aveva sfondato una vetrata, entrando nella sala di un ristorante..."
Lui ci pensò un attimo. "Tu avevi affidato il caso a me e a Catherine..." cercò di aiutarlo Sara.
"Era per caso quella vecchietta risultata positiva alla marjuana?"
"Proprio quello..." disse Sara sorridente.
"Greg ne parlò per giorni...la chiamava la nonna della Marjuana killer..." ricordò con un sorriso.
"Beh...il caso ha voluto che in quella sala di ristorante ci fosse anche Hank con tale...Eleine Alcott..." spiegò sottolineando il nome della ragazza.
"Ti ricordi anche il nome della ragazza?" le chiese sorpreso.
"La mente ha i suoi filtri, ricordi...?" gli disse, ripetendo le parole che lui tempo prima aveva detto a lei.
"Subito avevo pensato che fosse un'amica..." continuò sorridendo della propria ingenuità "Per farla in breve, durante le indagini sono dovuta passare da casa di questa ragazza, perché lavorava nella società di assicurazioni della nonna Marjuana e, per puro caso, indovina cosa vedo?" Grissom distolse lo sguardo pensandoci, poi però alzò le spalle e la fece continuare.
"Vedo una foto di lei con Hank, in costume da bagno su una spiaggia tropicale, abbracciati e sorridenti..."
"Wow..." esclamò Grissom, corrugando le sopracciglia.
"Già..." annuì lei con uno sbuffo "Così lei, vedendo che ho notato la fotografia, mi racconta che quello accanto a lei è il suo ragazzo e che erano alle Fiji, aggiungendo anche che la primavera successiva lui l'avrebbe portata alle Bahamas...o in qualche altro paradiso tropicale..."
"Oh..." riuscì solo a commentare Grissom, alzando le sopracciglia. Sara rimase qualche attimo in silenzio, ripensando al momento in cui aveva rivisto Hank, alla centrale di polizia.
"Ripeto...non siamo mai stati propriamente insieme..." precisò "...però...quel giorno non lo ricordo con piacere..." concluse.
Grissom la osservò prima di parlare.
"Mi dispiace..." le disse poi e vedendo il suo sguardo interrogativo precisò frettolosamente "Per come ti ha trattata...intendo..." Lei gli sorrise.
"Non ti dispiacere..." gli disse dolcemente "...credo di averci guardagnato..." gli confidò, guardandolo intensamente, facendogli capire che solo ora aveva quello che realmente voleva. Lui la osservò e sorrise, adulato e sentendosi imbarazzato abbassò lo sguardo. Gli piaceva come Sara riusciva a farlo sentire importante.
"Anch'io..." le disse poi a bassa voce, aggiungendo, rialzando lo sguardo, con un tono più severo "Ma smettila di flirtare con i tuoi colleghi..." le disse, voltandosi e guardandola da sopra gli occhiali.
Sara alzò un sopracciglio, sorpresa.
"Flirtare? Con Hodges?" esclamò divertita. "Guarda che non mi chiamo Gil Grissom..." commentò poi. Grissom spalancò gli occhi e si girò verso di lei per capire che cosa volesse intendere con quell'affermazione.
"Questa è bella!" esclamò "Che cosa vorresti dire?" le chiese esterefatto.
"Voglio solo dire che se su questo divano c'è qualcuno che flirta con i colleghi, o meglio, con le colleghe, quello sei tu..." Grissom era sempre più esterefatto e con gli occhi sempre più sgranati la guardava senza capire.
"Ma se mi hai appena detto che vivo sempre nel mio mondo e che è difficile che mi accorga di quello che mi accade intorno..."
"Allora vediamo..." disse Sara per spiegare a cosa si riferiva "...da quando sono venuta a lavorare a Las Vegas, se non sbaglio, prima c'è stata Teri Miller, giusto...? Poi è stata la volta di Sofia..."
"Sofia?!" ripeté Grissom ridendo e scuotendo la testa.
"Uh! Per non parlare della femme fatale per eccellenza...Lady Heather..." concluse Sara, con tono da presentazione teatrale.
Grissom fece una smorfia di disappunto prima di parlare e rispondere alle insinuazioni di Sara.
"Tanto per iniziare Teri non era una nostra collega..." iniziò precisando "...ma solo una collaboratrice esterna..." tentennò, ma poi proseguì "...e comunque, l'unica volta che ero riuscito a cenare con lei sono stato richiamato su una scena del crimine e ancora prima che avessi finito la telefonata che avevo ricevuto lei era già sparita..."
"Mmh..." mugugnò Sara, incrociando le braccia sul petto, guardandolo mentre sembrava arrampicarsi sugli specchi pur di evitare il nocciolo del discorso.
"Per quanto riguarda Sofia...sei proprio fuori strada..." continuò poi Grissom "Tra di noi non c'è mai stato niente...abbiamo solo cenato qualche volta insieme..."
"Strano...sembravate molto..." cercò la parola "...affiatati..." lo punzecchiò Sara. Lui si fermò di parlare e la guardò storto.
"E' solo gelosia quella che ti fa parlare..." le rispose sarcastico. Sara fece spallucce e non rispose, ma cercò di portare il discorso sulla parte che più la incuriosiva.
"E...Lady Heather...? Anche quello mi sono inventata?" gli chiese, convinta di metterlo con le spalle al muro.
"Lady Heather non ha niente a che fare con il nostro settore, quindi non rientra in questo discorso..." le rispose sceccamente lui, con aria compiaciuta, facendola rimanere a bocca asciutta. Lei fece una smorfia di disappunto e lo guardò per qualche attimo: era forse questo perenne alone di mistero che continuava a tenersi intorno a renderlo così affascinante e irresistibile? Il viso si era rilassato rispetto a pochi minuti prima; i suoi occhi chiari ora brillavano di una strana luce, accompagnati da un sorriso allegro e divertito. Alle volte non sembrava neanche lui e, sebbene fossero diversi mesi che si frequentavano, ancora doveva abituarsi ad espressioni del suo volto che sembrava voler dedicare solo a lei.
"Devo preoccuparmi?" gli chiese poi, seria e decisa. Il sorriso di lui si allargò ancora. Poi tirò il busto in avanti, appoggiando i gomiti alle ginocchia e giocando con una briciola sul tavolino di fronte: con la testa inclinata da un lato si voltò un paio di volte verso di lei, per osservarla come di nascosto. Sara ebbe l'impressione che fosse incerto su cosa dire e questo le mise una brutta pulce nell'orecchio; ma le parole che le disse pochi secondi dopo portarono via qualsiasi pensiero.
"Nessuno..." le disse parlando con voce bassa "...mi ha mai regalato le cose che mi stai facendo conoscere tu..."

Qualche settimana dopo Sara gli rinfacciò questa frase quando, durante il caso riguardante la figlia di Lady Heather, lui sembrò assente per quasi una intera settimana.
Lo stesso, se non peggio, avvenne circa un anno dopo, qualche settimana prima del rapimento di Sara, quando si occuparono di quel caso in cui era nuovamente coinvolta Heather.
"Sono l'unica persona di cui Heather si fidi..." aveva cercato di spiegarle in laboratorio.
"Fai quello che devi fare..." gli aveva risposto lei freddamente. Per tutto il giorno non si erano incontrati, in modo più o meno volontario. Si erano rivisti solo la sera.

Stranamente era rientrato per l'ora di cena. Sara stava preparando da mangiare: entrando Grissom avvertì il profumo di pasta e i rumori tipici di chi sta cucinando. La casa era silenziosa e in penombra, illluminata solo dalle luci vicino alla zona della cucina. Non si respirava un'aria di tempesta, ma piuttosto di raccoglimento.
Sara sembrava non averlo sentito; solo quando, muovendosi per prendere del formaggio dal frigo, lo vide ci fu un momento di silenzio da parte di entrambi: Grissom non sapeva che cosa dire e Sara sperava che fosse lui a dire qualcosa per primo.
"Ciao..." la salutò, titubante, allungando una mano a carezzare la testa di Hank che gli faceva le feste.
"Ciao..." rispose lei. Rimasero a guardarsi qualche secondo, poi Sara gli indicò il tavolo.
"Siediti...è quasi pronto..." lo invitò, con un sorriso appena accennato prima di voltarsi nuovamente verso i fornelli. Lui sussurrò un grazie e senza aggiungere altro si sedette, guardandola di spalle, cercando un modo per interagire con lei. Non era sicuro su che comportamento avrebbe dovuto tenere o in che modo Sara si aspettasse che lui si sarebbe dovuto comportare: non voleva apparire troppo tranquillo, per non farle credere di considerare quello che era accaduto il pomeriggio poca cosa; dall'altro lato non voleva che la questione venisse ingigantita oltre ogni ragionevole misura, perché non ve ne erano le basi.
"Sei...riuscito a fare quello che dovevi fare?" gli chiese Sara dopo qualche minuto, voltandosi per un attimo verso di lui, come se volesse dimostrarsi interessata, ma senza dargli troppa importanza. Il suo tono di voce non era particolarmente freddo, ma si intuiva che qualcosa ancora la infastidiva. La domanda diretta colse di sorpresa Grissom, che era raccolto nei suoi pensieri.
"Sì..." disse poi, incerto, giocando con il riflesso della luce sulla forchetta e lanciandole delle occhiate per studiarla. Lei invece commentò con un semplice bene, voltandosi nuovamente e facendogli un mezzo sorriso. La reazione di Sara lo rassicurò un po' e allora si decise, raccontandole cosa lo aveva portato a comportarsi in quel modo.

"Ieri sera...sai, quando sono andato da Heather..." iniziò come se camminasse sul ghiaccio, con lo sguardo che passava dal proprio piatto ancora vuoto a Sara "...c'era qualcosa che non mi tornava, che non mi convinceva in lei. Così ho fatto qualche ricerca e oggi pomeriggio sono riuscito a contattare ed incontrare Jerome Kessler." Incuriosita dal racconto, Sara aveva abbassato il fuoco sotto alla padella e, voltandosi, si era appoggiata al bordo del banco della cucina, ascoltandolo in silenzio. Anche Grissom cambiò posizione e, sentendosi più sicuro, si appoggiò allo schienale della seggiola, incrociando le braccia sul petto, guardandola negli occhi mentre le raccontava del matrimonio di Heather e Jerome, del fatto che lei se ne fosse andata senza dirgli che era incinta e di come lui aveva scoperto di avere una figlia solo dopo la sua morte.
"Per farla breve...ho scoperto che Heather aveva calcolato precisamente quanti soldi ci sarebbero voluti per mantenere una bambina e mandarla a scuola e all'università...magari ad Harvard, dove aveva mandato anche Zoe. Quindi aveva istituito un fondo fiduciario a favore della nipote, con i soldi guadagnati per la fantasia dell'altra sera, quella del far west..." Si fermò ripensando a quello che gli aveva detto Jerome e un sorriso pieno di compassione nacque sulle sue labbra. "Lui pensava che Heather avesse venduto la propria casa per istituire quel fondo fiduciario..." ricordò, alzando lo sguardo su Sara con un'ironia vestita di tristezza.
Sara abbassò la testa e la inclinò lievemente da un lato, cercando di combattere quella solita sensazione di malessere che avvertiva ogni volta che veniva a conoscenza di come l'essere umano riesce o, peggio, è costretto a ridursi: quanto amore ci poteva essere in un gesto come quello di Heather, pensò. Il loro lavoro era pieno di casi di miseria, di povertà e di dimostrazioni estreme di affetto e amore con una fine tragica, a volte shakesperiana.
"Il tribunale aveva negato a Heather la possibilità di vedere Alison, la nipote." continuò poi Grissom "Ma dopo che Jerome ha saputo cosa c'era dietro quel fondo fiduciario, si è convinto e oggi pomeriggio sono riuscito a far rincontrare Heather con sua nipote e Jerome...credo che, anche contro il parere del giudice, ogni tanto si incontreranno per passare un po' di tempo insieme..."
Sara rialzò la testa sorpresa e un po' rasserenata dal lieto fine del racconto.
"Tutto è bene quel che finisce bene..." commentò, con un sorriso incerto a cui lui rispose con un cenno della testa e un mezzo sorriso; senza aggiungere altro, Sara si voltò di nuovo per occuparsi del mangiare sul fuoco, rimanendo in silenzio.
Grissom la guardò, capendo che la situazione tra loro non era ancora chiarita e sistemata del tutto. La guardò per lunghi minuti, pensando a come non sarebbe più riuscito a stare senza di lei e a come quella casa avesse preso vita dopo il suo arrivo. Così si alzò e si mise accanto a lei, con una spalla appoggiata al frigo, osservandola di profilo.

"Cosa c'è?" gli chiese dopo qualche minuto, con un sospiro. Lui rimase in silenzio finché non ebbe completamente la sua attenzione. Tutto il giorno aveva pensato a come affrontare l'argomento: da che punto partire per imbastire una buona difesa, per fare un'arringa che non lasciasse spazio a discussioni, ma al dialogo, ma l'unica cosa che gli dava più sicurezza era...
"Scusami..." le disse appena sussurando "Non pensavo sarebbe andata in questo modo..." confessò sinceramente. Sara lo guardò qualche istante e poi sorrise, in modo ironico, appoggiando il mestolo che teneva in mano al bordo della padella.
"E come pensavi che sarebbe andata...?" gli chiese, tornando a guardare le verdure saltate sul fuoco. Lui strinse le labbra e non seppe rispondere. Dov'erano finiti tutti gli argomenti che si era preparato nel viaggio di ritorno a casa? si chiedeva con insistenza, cercando disperatamente qualcosa da dire e non rimanere zitto, come era già successo in laboratorio nel pomeriggio. Sara diede ancora un paio di girate alle verdure ormai cotte, poi spense il fuoco, coprì la padella con un coperchio e si girò, mettendosi di fronte a lui. Era tutto il giorno che pensava a questa faccenda e si sentiva come una molla per troppo tempo pressata, che appena la si tocca scatta. Ma non aveva voglia di litigare, voleva solo capire cosa era passato per la testa di Grissom. E fargli capire che cosa aveva provato lei e come si era sentita in quei due giorni di indagini che le erano sembrati infernali.

"Gil..." incominciò con voce ferma "...tu non mi hai mai detto niente riguardo a cosa c'è o c'è stato tra te ed Heather...e io non ti ho mai chiesto niente oltre lo stretto necessario..." puntualizzò "...però almeno potevi evitare di farmi sentire così scema!" esclamò muovendo le mani di fronte a sé. Grissom si strinse nella spalle e distolse lo sguardo, mentre una piccola ruga gli si formava in mezzo alle sopracciglia.
"Ieri sera pensavo tu stessi andando in laboratorio quando hai detto 'devo verificare alcune ipotesi'..." riprese Sara sorridendo pensando all'ironia della situazione "E invece...ho dovuto sapere, il giorno dopo, in laboratorio, da Catherine che tu avevi passato la notte a casa sua e costituivi il suo alibi!" la sua voce era stranamente calma, ma ogni parola sembrava essere più incisiva di quella precedente. Grissom la ascoltava in silenzio.
"Tu non ti rendi conto di come mi sono sentita l'altro giorno, quando analizzando la scena, mi sono dovuta sorbrire Catherine che elogiava le grandi qualità di Heather...dovendomi anche sentir dire che è stata l'unica ad averti scosso! E...testuali parole...che lei non ha prove, e tu di certo non lo ammetterai mai, ma che è certa che tu ci sia andato a letto? O come mi sono sentita fuori posto in ospedale, quando sei arrivato nella sua stanza!" Scosse la testa ripensando alla mattina precedente, riprovando quella sensazione di ridicolo nei confronti di se stessa. Grissom si inumidì le labbra, provando una contromossa per cercare di calmarla.
"Se fosse stata l'unica ad avermi scosso, ora non credi che sarei a casa sua invece che qui con te?"
"Non fare questi giochetti psicologici con me Gilbert Grissom...sto parlando seriamente..." gli rispose velocemente.
"Anche io..." rispose lui. Sara sbuffò e riprese.
"E' facile...sai? Scrivere delle belle lettere..." obiettò "...ma se poi la realtà non combacia con quanto viene scritto...è solo dialettica...bella e ammirevole, forse, ma solo dialettica e semiotica..." Grissom aggrottò le sopracciglia.

"Che lettere?" le chiese, non capendo a cosa si stesse riferendo. Lei lo guardò negli occhi per qualche attimo, come distratta da quello che stava dicendo; poi allungò una mano nella direzione di Grissom prese una busta appoggiata al frigo che lui non aveva notato, ma che riconobbe a prima vista: la lettera che le aveva scritto durante il mese sabbatico e che qualche settimana prima le aveva lasciato in mezzo al libro di Shakesperare, perché lei la trovasse.
"Questa..." gli disse consegnandogliela. Grissom la tenne in mano e la osservò qualche attimo.
"L'hai...letta?" le chiese, guardandola da sopra gli occhiali. Sara non capì se dalla domanda traspariva più curiosità o più timore.
"Sì..." rispose, incrociando le braccia e appoggiandosi di schiena al banco della cucina, notando Hank in penombra, dall'altra parte del tavolo, illuminato appena che, sdraiato per terra sembrava guardarli con apprensione. Grissom passò lo sguardo un paio di volte dalla lettera a Sara.
"E' proprio questo il punto, non credi?" le disse poi, lasciando scivolare la busta sul tavolo alla sua sinistra e scostandosi dal frigo, facendo un passo per avvicinarsi a lei
"Se, come dici tu, nella realtà fossi bravo in queste faccende non avrei bisogno di scrivere lettere di questo tipo..." Sara seguì con la coda dell'occhio il movimento della busta e l'avvicinamento di Grissom. "Purtroppo però...non sono ancora in grado di aprirmi...non come vorrei...e...non so perché! Forse per abitudine, forse per paura...non lo so perché..." rimase qualche secondo in silenzio, poi fece il piccolo passo che mancava per esserle accanto: appoggiò una mano sul banco della cucina, proprio dietro la schiena di Sara, avvicinando il suo viso a quello della ragazza; lei abbassò lo sguardo, con una smorfia, sentendo che il suo nervosismo e la sua rabbia stavano sfumando e che il posto lasciato libero lo stavano occupando le parole di Grissom; parole che ormai lui quasi le sussurrava all'orecchio, tale era la loro vicinanza.

"Scusami..." le ripeté dopo essersi avvicinato, inclinando la testa da un lato, come se da quella posizione volesse guardarla in viso "...non era mia intenzione farti del male...è che...nonostante la mia età fisica, capisco ancora poco di questo mondo..." Fece una pausa per osservare i lineamenti del viso di Sara che lentamente sembravano rilassarsi. Si inumidì le labbra e continuò.
"Ieri sera avrei dovuto dirti dove stavo andando e renderti partecipe di quello che stavo facendo, hai perfettamente ragione...però ti ho raccontato quali erano le mie intenzioni e hai visto che non c'era niente di cui preoccuparsi..." le carezzo una guancia, ripensando a come doveva essere stata male quel pomeriggio, ma allo stesso tempo riconscendole una grande dignità: non aveva fatto scenate, non aveva alzato la voce, non aveva fatto cose fuori dalla norma. Così gli venne in mente una cosa a cui aveva pensato qualche tempo prima.

"Ti ricordi quando parlammo di Hank e tu mi accusasti di flirtare con le mie colleghe?" le chiese, cambiando tono di voce. Sara sorrise.
"Ancora te la ricordi quella discussione?" gli chiese, lanciandogli un'occhiata veloce.
"Ogni tanto ci ripenso, sì..." ammise lui "E ogni volta che ci penso mi viene in mente sempre una cosa..."
"Che cosa?" gli chiese lei.
"La cosa ti differenzia dalle persone che avevi nominato quella volta..." Sara si voltò verso lui curiosa, con un sorrisetto ironico sulle labbra.
"Tu non mi hai mai giudicato..." le disse molto serio. Sara fu sorpresa e il suo sorriso a poco a poco svanì.
"Anche le volte che abbiamo discusso, o quando avevi qualcosa da rimproverarmi. Come quella volta che mi chiedesti le dimissioni: forse in modo duro, però cercasti di farmi capire che c'era qualcosa che stavo sbagliando. O quella volta che mi venisti a chiedere di sollevare Warrick dal tuo caso...ti fidasti di me e concludeste l'indagine insieme..."
"In quel caso non mi lasciasti molta scelta..." osservò lei ironica; ma lui proseguì, quasi senza sentirla.
"Potrei citarti decine di episodi in cui hai dimostrato una lealtà nei miei confronti che nessuno..." rifletté un attimo, precisando "...neanche Catherine o Heather...mi aveva mai dimostrato..." Sara alzò un sopracciglio sorpresa per l'accostamento alle altre due donne; sorpresa che non riuscì a trattenere un'osservazione.
"E per tutta questa fedeltà che cosa ci ho guadagnato? Che l'unica volta che mi sono presa un giorno libero, tu mi hai richiamato al lavoro, facendomi anche lavorare da sola..." disse beffarda. Grissom sorrise.
"Sapevo che lui non ti meritava..." ribatté, cercando di difendere quella sua decisione.
"Sì...certo!" annuì lei, divertita, ritornando poi seria e chiedendogli "Quella sera, quando ti ho salutato prima di andare via...posso chiederti che cosa avresti ribattuto alla mia osservazione, se ti avessi lasciato parlare?"

Grissom la guardò sorpreso e divertito; poi abbassò lo sguardo, cambiando posizione, appoggiandosi anche lui al banco della cucina e mettendosi accanto a lei, buttando un'occhiata a Hank che ora sembrava dormire, per poi portarlo sulle proprie mani. Riprese a parlare serio, senza rispondere alla sua domanda, ma ricollegandosi al discorso precedente.
"Quel giorno che sei venuta nel mio ufficio, raccontandomi della discussione che avremmo dovuto avere alla fine del tuo percorso con lo psicologo del dipartimento...e soprattutto di cosa avevi concluso da quegli incontri...mi colpì molto..." parlava lentamente, ricordando quel giorno, come se lo stesse vedendo proiettato nella penombra che li avvolgeva.
"Non pensavo che avrei potuto deluderti così tanto." ammise, come se fosse una nuova scoperta per lui "Fino a quel giorno...pensavo...realmente...di aver fatto la mia parte..." disse stringendosi nelle spalle, scostando lo sguardo e portandolo su Sara, su quegli occhi che lo guardavano sempre attenti. Lei lo ascoltava in silenzio.
"Quel giorno invece all'improvviso mi sono reso conto che...ti avevo perso per strada: tu eri andava avanti ed io ero rimasto indietro..." disse ricordandosi come quel breve dialogo gli avesse aperto gli occhi su tante cose "...e mi sono reso conto che potevo fare di più di quello che pensavo d'aver fatto fino a quel momento..." Abbassò lo sguardo sulle punte dei suoi piedi "Sentirti dire che cercavi approvazione in un posto sbagliato, riferendoti a me...mi ha turbato. Mi ha infastidito."
Rimase in silenzio qualche secondo, poi aggiunse "Anche per questo ti chiedo scusa..." concluse, voltandosi verso di lei.
"Non hai niente di cui scusarti...per quella faccenda." cercò di tranquillizzarlo Sara "Quel momento è stato strano anche per me. Era strano parlarti in quel modo...di quelle cose...con una serenità che non avevo mai avuto...le parole mi uscivano fuori di bocca e mi sono accorta solo dopo di quello che ti avevo realmente detto!" ricordò "E comunque poco tempo dopo ti sei fatto decisamente perdonare!" osservò. Grissom la guardò senza capire.
"Mi hai salvanto il posto di lavoro..." gli ricordò, dandogli un colpetto con la spalla e il gomito per incoraggiarlo. Lui fece uno sbuffo e si strinse nelle spalle come a dirle Cos'altro potevo fare? Rimasero qualche altro attimo in silenzio, godendosi quell'intenso momento di comunione.

"Sai..." continuò a riflettere a voce alta Grissom "...quando ti ho chiamata per venire a lavorare a Las Vegas, sentire la tua voce al telefono, dopo così tanto tempo mi aveva fatto un effetto strano, avevo provato una sorta di timore. E invece mi sono accorto che mi piaceva averti in giro per il laboratorio. Eri diversa da tutti quelli con cui lavoravo: eri tenace, molto più di Catherine e molto più sensibile di Nick, incasinata almeno quanto Warrick e, a volte, incomprensibile ed introversa quasi quanto me..." Sara sorrise alla descrizione che Grissom aveva fatto di lei: non aveva mai pensato a se stessa in quei termini, ma trovava che le caratteristiche combaciassero con i suoi paragoni.
"Per farti capire bene cosa voglio dire..." cercò di tagliare corto con un po' di imbarazzo nella voce, spostandosi e mettendosi di fronte a lei "Eri e sei speciale...per me. Non mi è mai venuto in mente di tradirti...e se ho mancato, l'ho fatto in buona fede, senza secondi fini..."
Sara lo guardò a lungo, contenta di essere riuscita a non litigare con lui. Contenta perché questa era la vita con lui. Felice per le parole che lui le aveva regalato quella sera.
"Anche tu sei speciale per me..." disse "Neanche a me è mai venuto in mente di tradiriti...e se ho mancato, l'ho fatto in buona fede, senza secondi fini..." ripeté, per far capire a Grissom che aveva apprezzato la sua sincerità.
Lui sorrise, felice di essere riuscito a rimettere le cose a posto e aver chiarito qualsiasi dubbio. Quella sembrava proprio una serata magica: la trascorsero in cucina, al tavolo, mangiando qualcosa di tanto in tanto e parlando per ore dei più svariati argomenti, nella loro intinità, protetti dal buio della loro casa.
==========
L'osservazione di Hodges fece scaturire nella testa di Grissom tutti questi ricordi, che per un attimo lo portarono lontano, chilomentri più a nord e anni più indietro. Quando ritornò alla realtà, la discussione ormai aveva cambiato soggetto. Istintivamente si volse verso Sara e il vederla allegra scherzare con Annah gli fece venire in mente quanto tempo aveva perso dopo la sua partenza: aveva impiegato anni per riuscire a capire che cosa lo rendeva davvero felice e di nuovo, in quella occasione, aveva commesso lo stesso sbaglio.
Sentendosi osservata Sara si voltò verso di lui: il suo viso era allegro e pulito. La osservò, seguendo quei piccoli particolari del viso che gli tenevano compagnia ormai da anni.

L'arrivo della seconda portata interruppe il loro scambio di sguardi.


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Complimenti se siete riusciti ad arrivare fino qua! Grazie di averlo lettotutto! :D
Alla prossima puntata!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 20:37


:o: A dir poco stupendo!!!!!è davvero bellissimo!!!!! :lol: non continuo sennò mi ripeto e ti annoio!!!!!:P
non vedo di leggere il prossimo capitolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :P
:compl:

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"Gil,
sai che ti amo ed è come se ti avessi amato da sempre. Ultimamente non sono stata troppo bene, a dire la verità sono stanca. Nel deserto quella notte sotto la macchina, ho capito qualcosa e non riesco più a liberarmene.
Da quando mio padre è morto ho passato quasi tutta la vita con dei fantasmi, sono diventati miei amici e lì nel deserto ho capito che era arrivato il momento di seppellirli. Non posso farlo qui, mi dispiace..Non è importante con quanta forza cerchi di liberarmene ma la sensazione che devo andare via non mi abbandona mai. Non so dove andrò ma so che devo farlo altrimenti temo di fare una brutta fine e, cosa peggiore, che tu assista alla mia autodistruzione.
Cerca di stare bene. Sappi che ho lottato molto per restare. Sappi che sei il mio unico e grande amore. Mi mancherai ogni istante. La nostra vita insieme è stata l'unica vera famiglia che io abbia mai avuto e non la cambierei con niente.
Ti amo, per sempre...Addio."


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"Non so perché mi riesce così difficile esprimere i miei sentimenti per te Sara…
Anche se siamo molto lontani posso vederti chiaramente come se tu fossi qui con me… ti avevo detto che mi saresti mancata, ed è così.
Shakespeare descrisse con più maestria i miei sentimenti nel sonetto 47
“…anche se lontana sei sempre in me presente;
perché non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.”


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Sara: Ti fidi di me?
Grissom: Profondamente!

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"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi."
(Charlie Chaplin)


"Forse sono i nostri errori a determinare il nostro destino. Senza quelli..che senso avrebbe la nostra vita....Probabilmente se non cambiassimo mai strada, non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo...del resto le stagioni cambiano, e così pure le città, la gente entra nella tua vita e poi ne esce, ma è confortante sapere che coloro che ami rimangono per sempre impressi nel tuo cuore."
(Sex and City)
 
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view post Posted on 6/11/2009, 00:10Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


Vedo solo ora per la prima volta il tuo avatar....ooooh....che bel momento che mi ricorda.....aaawww....:lol: :wub:

Ah grazie mille, sono contenta che ti sia piaciuto...come ho detto è stato un po' sudato! :wacko: :blink: :worthy: :cens:

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view post Posted on 29/11/2009, 22:32Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 29/11/2009, 22:37


io questa ff l'avevo completamente dimenticata e adesso che l'ho ritrovata me la sono letta tutta d'un fiato...ma che bella!!!!!

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-…voglio sopravvivere per la persona
che amo...e allo stesso tempo la voglio proteggere...questo è il mio modo di amare!-

 
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view post Posted on 2/12/2009, 12:07Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 18:16


CITAZIONE
io questa ff l'avevo completamente dimenticat

per forza fra un capitolo e l'altro ci passano mesi! :lol:

comunque sono contenta che ti piaccia!! grazie del supporto!

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